Come si scrive: gli errori più comuni da evitare assolutamente sul lavoro

23 Agosto 2017

Immaginate di dover leggere una relazione o di dover visionare un curriculum, non c’è nulla di più fastidioso di trovare errori grammaticali tra le righe del documento. L’Italiano, si sa, è una lingua piena di insidie, ma ecco dei consigli su come evitare gli errori più comuni e subdoli della nostra lingua.

Fa o fà? Da o dà? Do o dò?

Accento o non accento? È questione di preposizioni. Infatti, vale una semplice regola: se il monosillabo esiste come preposizione, allora il verbo dovrà essere accentato, altrimenti no. E quindi: fa caldo e non fà caldo perché “fa” non è una preposizione; Mario mi dà un passaggio per andare da Lucia, nel primo caso si usa la forma accentata perché si tratta di verbo, nel secondo caso, invece, si tratta di preposizione, la quale non necessita di accento; ti do una mano io, l’accento va omesso perché il monosillabo “do” non esiste come preposizione.

Note bene: la scrittura con l’apostrofo è possibile nel caso in cui si voglia ordinare qualcosa (imperativo alla seconda persona singolare). Ad esempio: Lorenzo, da’ tu da mangiare al cane oggi. 

Un po’ o un pò?

In questo caso l’interpretazione è semplice ed univoca: si scrive con l’apostrofo. L’accento, quindi, risulta errato poiché si tratta di elisione della parola “poco” e pertanto è necessario l’apostrofo.

Qual è o qual’è?

Errore diffusissimo è scrivere “qual” seguito da apostrofo. Si tratta di troncamento, quindi basta eliminare la lettera “e” senza la necessità di inserire l’apostrofo. Un’utile regola: se il termine per così dire abbreviato esiste come termine a sé stante al maschile, allora l’apostrofo non si mette. Infatti, si dice qual buon vento, ma non si può dire quell orologio, infatti la scrittura corretta prevede l’apostrofo (quell’orologio). Al femminile l’apostrofo è necessario: quindi al maschile sarà corretto nessun altro uomo, mentre al femminile nessun’altra donna.

C’entra o centra?

Se parliamo del verbo “centrare” nel senso di “fare centro”, allora la forma corretta è senza apostrofo. Ad esempio: ho centrato il bersaglio e non ho c’entrato il bersaglio. Se vogliamo, invece, esprime qualcosa che abbia attinenza in una determinata circostanza, allora l’apostrofo è d’obbligo. Quindi si scriverà: Mario ha detto qualcosa che non c’entrava niente con il discorso.

A volte o avvolte

Se vogliamo indicare alcune volte dobbiamo scrivere “a volte”. “Avvolte”, invece, è il participio passato del verbo avvolgere, può essere usato anche come aggettivo, ma non indica in alcun modo la saltuarietà di un evento.

Ne o né?

L’accento  si utilizza quando si vuole esprimere una negazione. Ad esempio: non si può né fotografare né filmare.

Negli altri casi “ne” va utilizzato senza accento. Quindi: te ne stai andando?; non ce ne è più, che diventa non ce n’è più.

Affianco o a fianco?

Un ulteriore dubbio riguarda l’utilizzo di “a fianco” o “affianco”.  Affianco è  la prima persona singolare del presente indicativo del verbo “affiancare”. Quindi per dire “a lato di” la forma corretta è con lo spazio: mi siedo a fianco a te.

Capro espiatorio o capo espiatorio?

Si dice capro espiatorio, dall’antico rito per cui  gli ebrei utilizzavano un capro per chiedere perdono dei propri peccati.

 

Alessio Colella

#Grammar #Rules #Writing