La resilienza è la nuova skill richiesta sul lavoro

07 Febbraio 2018

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Se è vero che il nostro mondo è sempre più veloce e complesso, fare previsioni a lungo termine diventa complicato. Dunque, fallimenti e difficoltà avranno un posto naturale e diffuso nella storia di ogni azienda, persona e leader. Alle aziende serve qualcuno che sappia rialzarsi (in fretta) per gestire la situazione con lucidità.

Abbiamo già parlato dell’affermazione del lavoro in team e delle competenze richieste per questo, ora ci chiediamo: qual è la nuova “skill” richiesta a chi ricopre posizioni manageriali? La resilienza.

Resilienza non è persistenza: persistenza è stare al gioco, correre per tutta la maratona anche se sei stremato e non hai possibilità di vincere; resilienza è capacità di reagire.
La resilienza ci dà non solo la capacità di reagire alla sofferenza e allo scoraggiamento, ma anche di farlo in tempi ridotti. Ci aiuta a disciplinare la nostra delusione, lasciar perdere i risentimenti, accettare la vita in ciò che accade (che non significa rassegnarsi alle cose negative senza tentare di migliorare la situazione, ma non provare un costante senso di rancore per essa).

Le persone resilienti si riconoscono nel fallimento, e innescano in noi una sorta di ammirazione: quando tutto di loro sembra andare in frantumi, in realtà qualcosa resta. Qualcosa che è sufficiente a farli rialzare. Continuano a camminare. Hanno qualcosa dentro, a un livello che non capiamo bene dove stia, che li mantiene saldi.

Le caratteristiche

Brené Brown nel suo bestseller The Gifts of Imperfection, fa un appunto: “Resilient people have the ability to deal with difficult times and still have progress in their lives”.

Quello che le persone resilienti fanno non è solo riprendersi, ma rimbalzare: un balzo in avanti al termine del quale trovano una nuova forza e un nuovo equilibrio. Non si adattano semplicemente ai cambiamenti, scovano opportunità in essi.
Usano le loro risorse, chiedono aiuto quando ne hanno bisogno, hanno una buona rete sociale di supporto, hanno una dimensione spirituale, nel senso di sentirsi parte di qualcosa, connettersi alle persone ponendo al centro l’empatia. Questo in genere è in grado di conferire più significato alle loro vite, un significato che non dipende dalle circostanze della vita e che quindi resiste ai momenti bui.

Come incrementarla

Possiamo diventare più resilienti, o si tratta di un fattore innato?
Nonostante la resilienza sia il frutto per lo più di genetica ma anche di ciò che accade nei primi anni di vita, è pur vero che si può incrementare. Ad esempio è vero che la predisposizione all’ottimismo o al pessimismo è per lo più naturale, ma ciò che possiamo coscientemente sviluppare è l’abilità di vedere e credere che le alternative siano possibili, che qualche possibilità per uscire dalle avversità c’è sempre.

Ci solo alcuni tratti che IN GENERE accumunano le persone resilienti:

Autostima: queste persone tendono ad essere sicure delle loro abilità, a focalizzarsi su ciò che sanno fare bene, invece che su ciò in cui hanno difficoltà, e celebrano le loro vittorie. Inoltre, imparano continuamente. Sembra infatti che costruire le proprie skills conferisca un senso di autostima e competenza.

Quindi, in questo periodo stai dedicando del tempo all’edificazione personale? Stai mettendo alla prova te stesso? Stai dando a te stesso la possibilità di crescere e alla tua mente l’opportunità di aprirsi ed espandersi?
Quali sono le tue forze, i tuoi talenti, i tuoi talenti unici? Inizia da qui, dedica la tua attenzione.

Motivazione: non si tratta necessariamente di un obiettivo, di carriera o cose del genere; s’intende che queste persone hanno chiaro ciò che è importante per loro. Hanno chiari i loro valori, sanno cosa li fa alzare con un sorriso la mattina, sanno cosa porre in cima alle loro priorità, sanno insomma come vivere per sentire di star vivendo le loro giornate con significato.

Supporto sociale: perché le persone resilienti mantengono relazioni con la famiglia, gli amici e le persone con cui entrano in contatto, condividendo con loro sia i momenti difficili che quelli di gioia e trionfo. Sempre di network si tratta, insomma, ma non più solo quello utile alla carriera.
 

Inoltre, queste persone si prendono cura di se stesse, si vogliono bene: coltivano le cose che amano (inclusi i rapporti interpersonali) e ascoltano il proprio corpo. C’è un’epidemia di gente iper stressata dal lavoro. Chiediti se stai dedicando abbastanza tempo alla cura di te stesso e della tua dimensione sociale.

Adattabilità: le persone resilienti infine sono adattabili e flessibili. Capiscono che molte cose sono fuori dal loro controllo, e scegliono con cura le cose contro cui lottare, perché nessun investimento di energie va fatto contro i mulini a vento.
Vedono il cambiamento come una parte integrante della loro vita, e vedono la vita, infatti, come un viaggio. Consapevoli che le cose mutano di continuo, di fronte a una situazione pessima sanno che anche questa cambierà e tornerà a far sereno: non può piovere per sempre.

Come aiutare i membri della tua squadra ad essere più resilienti

Ci sono alcune condizioni che, sul luogo di lavoro, ti permettono questo:

– Un ambiente solidale

– Una cultura che dà valore all’individuo e al suo benessere

– Rispetto nelle relazioni di lavoro e nelle gerarchie

– Supporto alla crescita personale dei dipendenti

– Assicurarsi che vi siano risorse sufficienti (tempo, personale) per portare a termine il lavoro

– Includere i dipendenti nel processo decisionale

– Riconoscere il contributo di ognuno

– Assicurare la flessibilità minima perché vi sia un equilibrio fra lavoro e tempo libero

Insomma ricordarsi che la cura del corpo e della mente non è un lusso da concedere, ma un vantaggio strategico da ricercare.
Ancora una volta, pare ci sia la cura della tua individualità alla base della tua capacità di essere leader. E questo probabilmente non ti suona nuovo.

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Lorena

#softskills #team