Le PMI e la Quarta Rivoluzione Industriale

L’economia italiana, come è noto, è prevalentemente basata sul settore primario. Un ruolo fondamentale è però ricoperto anche dalle PMI, acronimo che sta per Piccole e Medie Imprese.

Negli ultimi anni, infatti, sono state protagoniste di profondi cambiamenti dovuti al compimento della quarta rivoluzione industriale, nota come “Industria 4.0”. Le PMI si sono trovate a combattere contro due grandi colossi: innovazione e tecnologia.

Che cosa sono le PMI

Si definiscono piccole imprese quelle imprese che hanno un fatturato inferiore a 10 milioni di euro ed un numero di occupati minore di 50. Le medie imprese invece sono caratterizzate da un fatturato di 50 milioni di euro e un numero di occupati inferiore a 250.
Secondo un regolamento della Commissione Europea, è stata effettuata una tale distinzione poiché le PMI rappresentano il 90% delle imprese europee, occupando i 2/3 della forza lavoro.
In particolare, in Italia le più diffuse sono quelle che operano nel settore manifatturiero e del food.
Inoltre, secondo l’OCSE, le PMI coprono l’80% dell’occupazione italiana.

PMI vs Industria 4.0

Alle PMI è spesso associata l’espressione “piccolo è bello”, in riferimento alla ridotta dimensione di questo tipo di imprese. In un contesto economico, però, dominato dalle grandi imprese che hanno tempestivamente reagito ai progressi tecnologici e che hanno portato avanti processi di internazionalizzazione, le PMI hanno avuto molte difficoltà nel sopravvivere.
In Italia, il problema è legato anche al fatto che le piccole e medie imprese non vendano tecnologia, bensì cultura in termini di stile e design. E’ necessario aggiungere che il fenomeno della “fuga di cervelli” è stato deleterio per le nostre imprese poiché si ritrovano con capitale umano non specializzato e poco disposto al cambiamento. Da qui la difficoltà ad adattarsi alle novità quale potrebbe essere, per esempio, l’introduzione in fabbrica di robot.

La maggiore preoccupazione è legata al pensiero comune che i robot “ruberanno” il lavoro agli esseri umani. L’opinione pubblica è divisa su più fronti: da un lato c’è chi pensa che impiegati e lavoratori poco specializzati saranno totalmente sostituiti dall’intelligenza artificiale, con un conseguente aumento della disoccupazione. Dall’altro, invece, c’è chi sostiene che l’avvento dei robot non sarà così disastroso per tre motivi: uno di carattere strettamente economico, visto che il costo del lavoro di un essere umano sarà sicuramente più basso dell’acquisto di un robot, uno legato ad un nuovo concetto di lavoro, in cui l’uomo potrà dedicarsi maggiormente alla famiglia e al tempo libero, l’ultimo legato al fatto che la natura dell’uomo in sé gli consente di adattarsi sempre al cambiamento. L’uomo allora, nonostante la presenza di “uomini artificiali” riuscirà a creare nuovi lavori poiché possiede armi che i suoi rivali non hanno: creatività, intuito e comunicazione.

PMI e Industria 4.0

Le piccole e medie imprese, quindi, dovrebbero prendere piena consapevolezza del fatto che innovazione e tecnologia sono per loro delle opportunità e non delle minacce. Recenti dati raccolti dall’Osservatorio MECSPE mostrano come il 66% delle PMI sottoposte ad un sondaggio abbiano espresso comunque un parere positivo sugli effetti del piano “Industria 4.0”. Tra le iniziative del piano vi sono iper-ammortamento per macchinari funzionali alla digitalizzazione, incentivi per attività di ricerca e sviluppo e miglioramenti delle infrastrutture digitali abituali.
In conclusione, la digitalizzazione, l’uso dei big data, la vendita on-line e la contaminazione con le start-up potrebbero essere delle ancore di salvezza per le PMI nel mare dell’Industria 4.0.

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Alessandra Ferrara

Siciliana nel cuore. Sono un'ingegnere gestionale, ma adoro scrivere ed essere informata sempre sul mondo che mi circonda!