Merchandising e grandi marchi: nuove tendenze

 

Il mondo della pubblicità sta cambiando, si sa, tanto che gli esperti danno ormai definizioni diverse riguardo ciò che fa parte o meno del mondo dell’advertising.
Una cosa è certa, però: il merchandising dei marchi è un ottimo metodo per raggiungere più consumatori e creare brand awareness, come dimostrano le aziende che ne fanno uso.
Scopriamo insieme di cosa si tratta.

 

Merchandising del marchio

Il termine merchandising è utilizzato spesso da addetti del mestiere e comprende un vasto spettro di attività, per questo si parla nello specifico delle norme riguardanti i marchi, dando più rilievo a un fenomeno che sta prendendo piede velocemente.

Il merchandising dei marchi consiste nello sfruttare la fama del brand per vendere prodotti che non appartengano necessariamente allo stesso settore e raggiungere un duplice obiettivo: entrare in nuovi mercati, che apparentemente sarebbero estranei a quelli di provenienza, e sfruttare l’attività per pubblicizzare il marchio.
Le imprese possono prendersi carico dell’attività in sé, studiando il design e producendo al proprio interno le merci da vendere in punti vendita di proprietà o attraverso franchisee, oppure possono concedere la licenza del marchio stesso a terzi.
Disney, per esempio, ha creato un vero e proprio business grazie alla catena di punti vendita che offre prodotti di tutti i tipi: giocattoli per bambini, abbigliamento, linee di make-up, accessori e oggetti per la casa.
Altri marchi hanno preferito affidare il brand alle catene di abbigliamento, come ha fatto la Warner Bros per una serie di prodotti a tema Harry Potter, disponibili nei punti vendita del noto brand irlandese Primark.

Il fenomeno si presta a moltissimi esempi, considerato che ci sono diverse collaborazioni tra imprese che stanno cavalcando l’onda del momento: a partire dal cinema e dalla televisione, per passare dalle catene di fast-food, fino alle aziende tech.
I primi destinatari di questi prodotti sono indubbiamente i Millennials, avidi divoratori di nuove tendenze, che sono sempre pronti a sfruttare l’occasione per immortalare sui social network un nuovo trend.
Sono anche gli stessi che, grazie alla risonanza e alla facilità di condivisione dei contenuti, sono ritenuti i migliori veicoli per pubblicizzare un prodotto.
I cosiddetti influencer e fashion blogger sono i primi a gettare le basi per le nuove mode, pur non collaborando sempre direttamente con le aziende, ma semplicemente per fama personale.

Il fattore chiave che spinge imprese di tutto il mondo a intraprendere queste attività è una strategia di brand awareness: queste tecniche sono utili per rinnovare l’immagine o consolidare quella già esistente.
Si tratta di aumentare la consapevolezza del marchio, ovvero creare nella mente dei clienti un’immagine chiara del brand che comprenda tutto ciò che esso sta a rappresentare. Se si vuole trasmettere un ideale o un valore importante per l’azienda, è necessario trovare il modo per comunicarlo e, solitamente, fare in modo che il target riesca a condividere a tal punto quel set di valori da identificarsi con quella specifica immagine. Quale modo migliore se non far indossare ai consumatori il proprio brand?

 
Probabilmente, il merchandise più diffuso riguarda, infatti, lo street wear e il settore dell’abbigliamento in generale. Chi non ha mai visto t-shirt di Star Wars o cappellini della Coca-Cola?
Sono moltissime anche le aziende del food&beverage, come KFC e McDonald’s, che hanno stretto collaborazioni con il mondo della moda, generando una pioggia di prodotti sul mercato ufficiale, ma anche una propensione del consumatore stesso nel produrre articoli su misura per sé stesso. Basti pensare a tutti gli utilizzatori di servizi come la stampa personalizzata di maglieria e oggettistica per avere una dimensione del fenomeno.

Uno dei settori che si sta facendo strada in questo mondo è sicuramente quello dell’hi-tech e si inizia a pensare che i giganti del settore saranno proprio i nuovi Key Opinion Leader: non solo tutti noi facciamo uso quotidiano di motori di ricerca come Google o siamo in possesso di prodotti Apple, ma indossiamo t-shirt e beviamo caffè da tazze con i loro loghi.
Uno tra tanti esempi è quello della collaborazione tra Nintendo e Vans, che ha visto nascere felpe, zaini e sneaker con i volti di Super Mario, Zelda e altri personaggi famosi della casa produttrice di videogiochi, generando non solo introiti per l’azienda giapponese, ma un livello di fidelizzazione più elevato tra i clienti di entrambe le imprese.
La stessa Apple produce e vende merce con il proprio logo, ma in questo caso la strategia utilizzata sembra avere fini diversi da quelli pubblicitari, che ovviamente non sono strumentali a un brand così conosciuto: i prodotti con il famoso logo a forma di mela sono disponibili solamente per i dipendenti e in un Apple Store in California, 1 Infinite Loop. Per tutti gli appassionati, l’unica altra occasione in cui poter acquistare il merchandise è il WWDC, e la fila di attesa per accedere al punto vendita temporaneo non scoraggia certamente il grande pubblico. Per questo, l’acquisto stesso sembra ricreare l’immagine di unicità del prodotto richiamata spesso nelle campagne pubblicitarie e i fan del grande gigante della Silicon Valley possono indossare stampe del loro brand preferito e sentirsi parte di quel mondo.

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Marian Milazzo

Studentessa di Amministrazione e controllo aziendale. Amo viaggiare, scrivere e abbuffarmi di telefilm.