Network neutrality: le novità sul controllo delle reti

Nel mese di gennaio si è sentito molto parlare di neutralità della rete, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono state fatte delle modifiche sostanziali alle precedenti regole sulla net neutrality. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è la network neutrality

“Per neutralità della rete s’intende il principio secondo cui gli operatori devono gestire il proprio traffico senza discriminazioni che danneggino concorrenza, innovazione e, in generale, i diritti degli utenti e delle aziende web.”

Questa è la definizione riportata da Il Sole 24 Ore. Cerchiamo di capirla meglio.

Tutti noi abbiamo accesso ad Internet grazie ad un fornitore di servizi internet, ovvero un Internet Service Provider (ISP); tramite esso possiamo raggiungere i contenuti che sono di nostro interesse.

Si può pensare all’ISP come ad una grande autostrada in cui ogni tipo di contenuto può liberamente transitare per giungere all’utente finale che lo ha richiesto.

In presenza di net neutrality, ogni contenuto può viaggiare su questa autostrada senza differenziazioni sulla velocità di ognuno; così, contenuti provenienti da grandi aziende (come Google ad esempio), transitano alle stesse identiche condizioni di quelli inviati da piccole imprese. In questa situazione l’ISP non ha la possibilità di favorire uno a discapito dell’altro.

Senza la neutralità di rete però, il fornitore di servizi internet ha la possibilità di discriminare tra servizi offerti, ovvero di favorire alcuni contenuti e rallentarne, o addirittura bloccarne, altri. Come? È semplice: l’ISP può creare differenti corsie all’interno dell’autostrada in modo da garantire una maggiore velocità di viaggio a quei veicoli che pagano di più.

Tradotto significa che in assenza di regolamentazioni, i fornitori di servizi internet possono decidere di garantire un miglior servizio alle aziende che pagano per una più alta qualità, danneggiando le altre. Le imprese che possono permettersi di pagare per avere una velocità di trasferimento dei dati maggiore sono ovviamente quelle più grandi. In sostanza gli ISPs avrebbero un maggior controllo dei contenuti che transitano attraverso la rete.

La situazione negli USA

Negli Stati Uniti il principio della net neutrality era stato introdotto nel 2015 dal Presidente Obama e prevedeva che il traffico Internet fosse gestito in maniera equa indipendentemente dai suoi contenuti.

Ma lo scorso dicembre, la FCC (Federal Communication Commission) ha votato la proposta del suo Presidente Ajit Pai a favore di una riforma di tale principio. 

Due visioni contrapposte

 Sostenitori della net neutrality

In molti si sono schierati contro l’abolizione della neutralità della rete a partire da grandi aziende come Facebook, Google, Netflix fino a tante piccole imprese e start-ups che spingono per un Internet libero e che garantisca competizione ed innovazione. Una delle paure più grandi infatti è quella che senza neutralità possano essere danneggiate molte start-ups innovative che non avrebbero i fondi necessari per garantirsi l’accesso alla rete.

Chi è a favore della neutralità sostiene che sia stata proprio l’assenza di barriere all’entrata l’elemento che ha permesso a molte piccole aziende di sfidare grandi colossi già esistenti e stabilirsi come imprese di successo. Ed è stato sempre quello il fattore che ha permesso ad ogni tipo di notizia di arrivare agli utenti finali, senza nessuna censura.

È già successo precedentemente che aziende fornitrici di servizi internet utilizzassero pratiche scorrette per favorire alcune aziende a discapito di altre, ma la presenza di net neutrality era lo strumento attraverso cui queste pratiche potevano essere punite ed eliminate.

Senza neutralità il timore è quello che gli ISPs possano privilegiare prima di tutto i loro servizi e contenuti imponendo schemi di pagamento sempre più severi alle altre aziende. Certo, questa è solo una possibilità, non è detto che si verifichi realmente. Ma è altrettanto certo che gli ISPs avrebbero forti incentivi a intraprendere comportamenti anti competitivi, e non ci sarebbe più nessuna autorità legittimata a fermarli.

Mignon Clyburn, membro della FCC si era espressa contrariamente all’abolizione della net neutrality. Nel suo discorso alla Commissione ha affermato che coloro che saranno più colpiti da questa riforma saranno gli utenti finali e le piccole imprese. Queste ultime basano il loro modello di business su un Internet libero; per questo “sono preoccupate che l’assenza di protezioni chiare ed applicabili riguardo la neutralità della rete darà luogo a costi più alti e minori benefici, in quanto esse non sono in grado di pagare quelle tariffe per avere un accesso privilegiato”. Secondo le parole di Clyburn, anche ingegneri tra cui i pionieri di Internet hanno affermato che “se la FCC capisse il funzionamento della piattaforma, non ci sarebbe alcuna possibilità che un provvedimento simile veda la luce del giorno”.

Sostenitori di un mercato autoregolamentato

D’altra parte, il Presidente della FCC Ajit Pai, ritiene che solo in presenza di un libero mercato, in assenza di regolamentazioni sulla rete, i consumatori possano trarre beneficio. Secondo le sue parole, imporre delle regole così “pesanti” a tutti gli ISPs ha come effetto quello di disincentivare gli investimenti nelle infrastrutture della rete. “C’è una significativa evidenza che gli investimenti nelle infrastrutture sono diminuiti dall’applicazione di queste regole; ad esempio […] tra le prime dodici ISPs in termini di dimensione, gli investimenti sono diminuiti del 5.6% […] negli ultimi due anni. E tra i providers più piccoli è successa la stessa cosa [..] ventidue service providers con mille o meno utenti, ci hanno riferito che questa regolamentazione ha impedito loro di ottenere i finanziamenti di cui avevano bisogno per costruire i loro networks. […] Quello che stiamo cercando di fare è trovare un modo per preservare quell’Internet libero che gli utenti vogliono e di cui hanno bisogno e preservare quell’incentivo a investire nel network da cui alla fine trarranno ancora più beneficio gli utenti stessi”.

 

Secondo Pai, la regolamentazione che era presente prima dell’entrata in vigore della net neutrality era più “leggera” e meno invadente nei confronti delle piccole aziende che si affacciavano sul mercato. Ed era proprio quel contesto legislativo che ha permesso ad aziende come Google, Facebook e Netflix di diventare aziende globali. Il nuovo Presidente si dice favorevole ad un sistema in cui il mercato si possa sviluppare autonomamente e l’autorità intervenga solo nei casi necessari come ad esempio se si verificano comportamenti anti competitivi. Sotto tale regime le ISPs avrebbero incentivo a favorire i propri contenuti penalizzando quelli di altre aziende, come era già successo in passato, ma, secondo le parole di Pai “questi sono stati casi isolati” e l’evidenza è troppo scarsa per poter giustificare una regolamentazione che impatta su tutti gli Internet Service Providers. In ogni caso, questi comportamenti sarebbero problemi di tutela dei consumatori e della competitività sul mercato, questioni cioè già regolate dalla legge.

Due visioni fortemente contrapposte queste, che hanno fatto molto discutere esperti del settore, utenti ed aziende. Il tempo ci dirà quale delle due parti ha ragione e quale si rivelerà essere la strategia vincente.

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Laura Ferrari

Studentessa di ingegneria gestionale; scienza, innovazione e scrittura sono le mie più grandi passioni.