Home delivery is the way

05 Maggio 2018

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Sabato, ore 13:00, apri il frigo e noti che è più triste e stanco della settimana appena trascorsa, caotica ed impegnata. “Adesso cosa preparo per pranzo? Non ho alcuna voglia di andare al supermarket sotto casa e scegliere chissà quale ortaggio di stagione o sugo pronto”. Sulla bacheca davanti al muro della cucina un volantino di Just Eat, di quelli che regalano per strada, sta lì a godersi la sua solitudine, ma soprattutto ad osservarti: problema risolto!
Subito si innesca quel semplice meccanismo di apertura dell’app sullo smartphone, scelta della tipologia di cibo (le foto ti fanno venire voglia di qualunque cosa!) e quindi del ristorante. Invio dell’ordine e attesa del gustoso pranzo a costo fisico e, soprattutto, mentale pari a zero, in totale comodità sul divano di casa. Chi di voi non si è mai trovato in una situazione simile? Il 90%! 

Vi siete mai chiesti però come sono nati i servizi di food delivery, che oggi veneriamo tanto da privarci dell’esperienza di metterci ai fornelli?
Forse pochi di voi sanno che il concetto di consegna di cibo a domicilio non è nato come una comodità, bensì come una necessità: durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, infatti, in Inghilterra il Women Volunteer Service si occupava di distribuire cibo a chi non ne aveva, poichè risorsa scarsa. In America invece è arrivato con l’idea di distribuire vivande ai senza tetto.

Il passaggio dalla necessità alla comodità è stato però davvero breve!

I ristoranti, infatti, iniziarono ad offrire servizi di consegna a domicilio. Più tardi l’avvento di internet, della tecnologia e degli smartphone ha permesso la nascita di un business da miliardi di dollari dietro la consegna di una gustosa pizza. In seguito arrivano le piattaforme di food delivery, in grado di soddisfare bisogni, necessità, richieste di clienti sempre più esigenti e pigri.
Ormai la maggior parte dei ristoranti è parte integrante della rete di queste piattaforme: grazie al takeaway i ristoratori ottengo un aumento del fatturato pari al 25%, a dimostrazione del fatto che l’effetto delle esternalità di rete sia positivo. Inoltre è necessario sottolineare che i ristoranti possono scegliere fra due modelli di business: Aggregators o New Delivery. In entrambi i casi i ristoratori pagano alla piattaforma un margine fisso sull’ordine, ma la differenza risiede nel fatto che nel New Delivery i clienti pagano una fee fissa alla piattaforma poiché essa gestisce anche la logista della consegna, assumendo quelli che sono noti ormai come “riders”.

Il food delivery oggi copre circa il 43% del mercato della ristorazione mondiale, con oltre $72.9 billion. È facile pensare che gli Stati Uniti siano leader del settore in termini di fatturato; in realtà le analisi mostrano che gli USA sono soltanto terzi, Cina ed Europa sono infatti ai vertici. In particolare i principali player europei sono Just Eat e Foodora, la cui tendenza è quella di acquisire startup e piccole piattaforme in modo da allargare il loro potere di mercato.

Ricordiamo comunque altri player di piccole dimensoni quli Delivery Hero, Grubhub Seamless oppure Deliveroo.
È bene tenere a mente che anche colossi come Amazon, Facebook o Uber (con Uber Eats) stiano cercando di entrare in un business apparentemente lontano dal loro: in Uber per esempio hanno sottolineato che offriranno un servizio di delivery che utilizzi la stessa logica dell’uso della flotta di auto.

In fin dei conti quante volte l’uso di queste piattaforme ci ha salvati da un cena improvvisata o dalla noia di mettere sul fuoco pentole e padelle? La comodità è una delle caratteristiche di noi consumatori odierni: non si ha mai il tempo necessario per fare tutto ciò che si vuole, neanche per cucinare!

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Alessandra Ferrara

#business #Fooddelivery #student