Content marketer: la figura del nuovo business

Siamo nel terzo millennio da un po’, e ad internet ci siamo abituati. Non è da molto, però, che gli economisti e le aziende iniziano a comprendere la profondità dell’impatto della rete sui mercati: internet non è più un semplice supplemento per il business, ma un elemento fondamentale attorno a cui basare strategie e rivoluzioni. Le rivoluzioni sono necessarie, perché sembra che il modo di fare business tradizionale sia passato ormai di moda e non soddisfi più il cliente.

Content Marketer, chi è?

Per rispondere alle nuove esigenze, la società digitale ha generato la rivoluzionaria figura del Content Marketer, cioè un responsabile della pianificazione, ideazione e condivisione di un contenuto di qualità, pertinente e attraente per l’interlocutore, così da riuscire a creare un valore aggiunto a chi ne fruisce.

È questo il nuovo modo, per un’azienda che vuole restare in carreggiata, di relazionarsi con i clienti potenziali. Inequivocabilmente hanno perso appeal le pubblicità interrutive, insistenti e poco accattivanti. La società è cambiata, ora le persone desiderano sentirsi coinvolte e legate a ciò che le imprese propongono. L’obiettivo principale del Content Marketer, infatti, non è semplicemente aumentare le vendite, ma, informare e coinvolgere il cliente nell’acquisto a tal punto da renderlo esso stesso un produttore di contenuto, un risuonatore di quella attività. In tal modo egli corrisponderà al profilo del repeat buyer, ciò che si definisce come un fedele cliente, e nel migliore dei casi assumerà anche il ruolo di evangelist, cioè chi, soddisfatto dal prodotto e coinvolto emotivamente nell’attività dell’azienda, racconterà agli altri la propria esperienza. Questo processo racchiude le tecniche dell’Inbound Marketing, di cui il Content Marketing è stretto discendente.

Quali strumenti usa il Content Marketer?

I contenuti di valore sono per lo più digitali e possono spaziare nella creatività del Content Marketer di turno, purché rispecchino gli obiettivi che una buona content strategy richiede: articoli, immagini, video, interviste, tutto ciò che può stimolare un coinvolgimento a tutto tondo per chi ne fruisce.

I canali di diffusione, inoltre, sono una parte estremamente importante per la riuscita del progetto. L’abilità del Content Marketer deve quindi abbracciare non solo il campo della creazione, ma anche quello dell’individuazione di target, canali e tempismi giusti per una propagazione ottimale del proprio lavoro. Oltre ai più scontanti e gettonati social network come Facebook, Twitter, LinkedIn è necessario andare alla ricerca di piattaforme più mirate e specializzate, secondo il contesto in cui si sta operando, come blog e luoghi digitali di discussione. Senza dimenticare il più ovvio ma non meno importante sito web dell’azienda che commissiona il lavoro.

Quanto conviene alle aziende?

Ovviamente l’attuazione di tali progetti avrà un determinato costo. Le tecniche del già citato Inbound Marketing, tuttavia, consentono di massimizzare il ritorno dell’investimento per le aziende, tramite aumenti delle vendite, risparmio sui costi e guadagno di clienti appassionati e fedeli. Tali miglioramenti, inoltre, non sono troppo difficili da tracciare, e i ritorni non complicati da stimare: i potenti strumenti della rete e dei social consentono un’accurata verifica sulla diffusione, visualizzazione e interazione dell’utente con i contenuti.

Negli ultimi anni lo sviluppo di questa figura è cresciuto esponenzialmente, prova è che molte grandi organizzazioni vi si siano rivolte, da P&G a Microsoft, fino a John Deere. Chiaramente, sembra che funzioni.

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Andrea Cascavilla

Studente di Ingegneria Energetica e Nucleare. Tra calcoli e formule cerco di ritagliarmi un po' di poesia: amo leggere, scrivere, godermi la natura e lo sport.