“Non esistono libri perfetti, perché non esistono persone perfette”

Malia Delrai ci svela il perché si è lanciata nell’imprenditoria editoriale.

Ironica, intelligente, innovativa, sognatrice, forte, dotata di una grande sensibilità. Stiamo parlando dell’editrice-autrice Malia Delrai che, qualche anno fa, ha deciso di lasciare il self-publishing e di entrare nel difficile mondo dell’editoria italiana.
Nel 2016 fonda una sua casa editrice, la “Delrai Edizioni”, che pubblica romanzi che vanno dal romance al thriller, dall’erotico al fantasy.

L’ abbiamo conosciuta al Salone Internazionale del Libro di Torino 2018. Per caso, passeggiando tra i vari stand, ci siamo avvicinati al suo e dal nulla abbiamo iniziato a chiacchierare del più e del meno. Noi non sapevamo chi fosse e lei, dal canto suo, ha iniziato a farci domande sul nostro percorso di studi e sulla nostra esperienza in JEToP. Ci ha colpito subito come persona e, curiose della sua carriera lavorativa, abbiamo deciso di contattarla per un’intervista.

E’ stata la nostra prima vera intervista, anche se è sembrata più una piacevole chiacchierata tra amici davanti ad un buon caffè, e terminata con una bellissima foto ricordo scattata dal nostro fotografo, Giuseppe.

Ciao Malia, ben arrivata a Torino e grazie per aver accettato il nostro invito.

Per rompere il ghiaccio, iniziamo a parlare un po’ di te e delle tue passioni. Qual è il tuo libro preferito? Sappiamo che a questa domanda non è sempre facile rispondere.

Eh sì, questa è difficilissima. I miei libri preferiti sono quelli della mia infanzia, perché me li leggevano i miei genitori e quindi si è creato un forte legame affettivo. Il libro che amavo in assoluto è “Il Piccolo Lord”, che parla di un bambino che riesce a ridare umanità a suo nonno, inizialmente una persona cattiva e molto ricca.
Tra l’altro mio nonno, ne aveva una copia vecchissima ed è stata l’unica cosa che gli ho chiesto della sua intera libreria, destinata interamente al suo unico nipote maschio.

Quindi la lettura è una passione che hai sin da quando eri piccola?

In realtà no. Ho apprezzato la lettura successivamente. Quando ero piccola mio papà mi raccontava storie inventate da lui, per esempio la storia della Famiglia Bottiglietta, quindi diciamo che fantasia ne avevo, ma voglia di leggere no. A scuola, lo ammetto, ero una secchiona, ma non leggevo per piacere, perché vedevo la lettura come un impegno legato allo studio.
Ho iniziato a leggere in terzo superiore, per sfidare una mia professoressa che mi metteva sempre voti bassi e mi diceva che dovevo aprire la mente per dare il massimo. Io, che non ero abituata a questi voti, decisi di iniziare a scrivere e quindi a leggere, perché per saper scrivere bene, bisogna leggere.
Come primi libri ho letto i fantasy di Terry Brooks e quando scrivevo cercavo di copiare il suo stile, rimaneggiando le frasi dei suoi libri.

E il tuo scrittore preferito?

I miei scrittori, quelli della mia casa editrice. Per il momento sono tutte donne, non ho ancora trovato nessun uomo che abbia voglia di lavorare e crescere con me. Io più che con l’autore lavoro con la persona, la casa editrice non è solo un’impresa, è un ambiente culturale in cui crescere e migliorare costantemente. Con chi non ha voglia di lavorare in questo modo io non lavoro.
La cosa più bella nel mio lavoro è il rapporto umano che si crea.

Abbiamo letto che il tuo primo romanzo l’hai auto-pubblicato su Amazon. Quindi non ti sei approcciata subito al mondo dell’editoria. Come mai?

Ho iniziato a scrivere su forum e blog tipo funfiction.it, inuyasha.net e lì ho iniziato a farmi conoscere dal pubblico del web, soprattutto grazie alla scrittura di romance, che seducevano le lettrici più romantiche e sognatrici. Durante un periodo un po’ buio della mia vita, la scrittura mi dava sollievo, e la risposta più bella era quella dei lettori che mi facevano i complimenti, anche se sapevo di non meritarli. Non conoscevo il mondo dell’editoria, nessuno lo spiega, nessuno ne parla e nessuno sa niente. Purtroppo in Italia il sistema non va, nessuno scommette sui libri e ciò provoca il crollo e la crisi delle grandi e piccole case editrici.

Secondo te cosa ci vorrebbe per far crescere il sistema dell’editoria?

Sicuramente servirebbero le stesse strategie applicate al mondo della musica e della televisione, ma con qualcosa in più. Non si può investire sull’editoria come se fosse un prodotto, in questo settore si ha a che fare con l’animo umano.
L’arma più importante che porta al successo è il marketing, purtroppo però nell’editoria non è molto sfruttato come in altri settori.

Quando e perché hai deciso di passare dal self publishing all’editoria?

Mi ha spinto una ragazza, ora una mia autrice, che in quel periodo era delusa del fatto di non riuscire a sfondare e ad avere successo con i suoi libri. Ci siamo conosciute al Salone del Libro di Torino circa due anni fa. Quella sua voglia matta di fare la scrittrice, la sua determinazione, mi hanno colpito molto e abbiamo subito legato.
Così, in tutta la mia incoscienza e senza sapere come si lavorasse in una casa editrice, ho deciso di mettermi in gioco e di provare a fondarne una. Ho aperto partita IVA, ho deciso di pubblicare il romanzo di questa ragazza e subito sono sorti i primi problemi. Ho iniziato a capire che fare self publishing e fare editoria sono due cose molto diverse: se nel self si scommette su se stessi, nell’editoria si scommette sulla cultura e su altri autori.

Malia, a questo punto la domanda sorge spontanea, ti senti più scrittrice o editrice?

Non saprei. Sicuramente entrambe le professioni sono stimolanti e mi arricchiscono tanto, ma in maniera diversa. La scrittura mi aiuta a mettere in moto la mia creatività e riesce a mettermi in contatto con il lettore, mentre l’editoria, per me, significa impegnarsi per gli altri.

Secondo te, quali sono le qualità che bisogna avere per lavorare in questo campo?

Spirito di sacrificio, creatività e tanta voglia di fare, imparare e migliorare. Nessuno nasce imparato, e nonostante le tante lauree e i tante master, se non si hanno queste qualità, non si arriva da nessuna parte.

Tu in cosa sei laureata?

Studi Orientali e Filosofia, due corsi di studi che mi hanno davvero fatto crescere, capire tante cose e aperto la mente.
Il percorso universitario lo consiglio solo a chi è curioso, a chi ha voglia di arricchirsi e di imparare. Oggi le distrazioni sono davvero tante e mantenere la concentrazione è davvero difficile, per questo serve tanta passione e tanto interesse nelle cose che si studiano. Bisogna ricordarsi però, di non dare troppo peso ai voti, lo studio serve per formare una persona sia dal punto di vista intellettuale che umano.

Secondo te, perché le autrici scelgono te?

Perché si sentono comprese, capite, ascoltate e si fidano di me. Io mi affeziono a loro, le tratto come se fossi la loro mamma.
Nell’editoria, come in qualsiasi altra attività, la sensibilità è tutto. Non è facile apprezzare una persona nella sua totalità, dai pregi ai difetti, e accettare anche anche gli errori, ma vi assicuro che è la strada migliore per lavorare in serenità e sintonia, ed è molto appagante.
Sentirsi dire “Ti voglio bene, grazie”, vale più di migliaia di euro.

Come è strutturata la tua casa editrice?

Nella Delrai Edizioni, oltre a me, che gestisco il gruppo, ci sono altri collaboratori. C’è Natasha che oltre ad essere un’autrice, si occupa delle relazioni con l’estero e delle traduzioni. Poi ci sono 2-3 persone che leggono i manoscritti e una persona che gestisce Instagram. Per noi l’editing è molto importante, infatti facciamo un grosso lavoro di comprensione e correzione del testo, per cercare di tirar fuori il meglio dal romanzo e quindi il meglio dall’autore ovvero dalla persona. D’altronde, non esiste il libro perfetto, perché non esiste la persona perfetta, e, la bellezza in un libro non è data da una struttura perfetta, ma dai suoi punti di forza e di debolezza, che vanno individuati e valorizzati.
Il nostro tallone d’Achille è il marketing, trovare persone che lo sanno fare bene e che riescono ad applicarlo nell’editoria è davvero difficile.
Altro grande problema per noi piccole case editrici, in Italia, è la distribuzione, monopolio delle grandi, che hanno i distributori diretti con le librerie.
Se noi non abbiamo la distribuzione diretta, come vendiamo i libri?
L’unico mezzo per farlo è Amazon.

Avete provato a vendere i vostri libri all’estero?

È difficilissimo, solo in Spagna ci siamo riusciti, anche se i costi di traduzione sono davvero molto alti.

Come sei riuscita a conciliare la scrittura del nuovo libro, con il lavoro da editrice?

Volete la verità? Non lo so neanche io. Mi alzavo tutti i giorni alle 4 di mattina e cercavo di scrivere quante più pagine possibili in poche ore, perché sapevo che dalle 7 in poi venivo travolta da mille problemi: telefonata da Amazon, chiarimenti con le topografie, contatti con gli autori. Insomma, dire che le mie giornate erano movimentate è poco.
Poi ho anche un marito, una casa, che giustamente, vogliono le mie attenzioni, quindi in tutta sincerità, è davvero difficile conciliarli.

Prospettive per il futuro?

Senza ombra di dubbio, punteremo molto sul marketing. In questo modo faremo conoscere di più i nostri autori. Bisogna far capire alle persone che stai vendendo una cosa bella e creare fidelizzazione.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la carriera imprenditoriale.

Non avere paura, l’imprenditoria è un rischio, ma bisogna buttarsi, come ho fatto io. È necessario essere creativi e non pensare come prima cosa al guadagno. Deve esserci un’idea, in cui credere e a cui dare valore. In Italia, purtroppo, le possibilità sono poche, ma bisogna cercarle e/o crearsele, d’altronde l’arrangiamento è un po’ il mestiere di tutti.

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Carmela Pontassuglia

Studio Comunicazione Internazionale per il Turismo. Mi piace incontrare persone nuove e con la scrittura cerco di dare vita alle mie idee.

Marian Milazzo

Studentessa di Amministrazione e controllo aziendale. Amo viaggiare, scrivere e abbuffarmi di telefilm.