Effetti della social reputation

Profilo Facebook, Instagram, Twitter e non per ultimo per importanza LinkedIn sono ormai diventati la nostra carta d’identità virtuale: i segni particolari sono stati quasi sostituiti dal numero di social sul quale sei attivo!
Sconosciuti, curiosi, amici e anche recruiter cercano di capire chi siamo, i nostri interessi, le nostre passioni in base al tipo di contenuto che condividiamo mediante uno dei canali sopra citati. Crearsi una reputazione virtuale, allora, conta molto anche per una futura carriera lavorativa.

Social recruiting

È ormai di largo uso da parte dei recruiter cercare il candidato su Google o la sua eventuale presenza sui social, non tanto per analizzarne competenze tecniche, bensì per avere un’idea preventiva della personalità che si dovrà valutare. Facciamo un esempio pratico, che potrebbe addirittura sembrare banale: se un selezionatore, la sera prima di un colloquio, guardasse il profilo Facebook del candidato che il giorno dopo esaminerà e vedesse la condivisione di contenuti poco gradevoli o particolarmente estremisti, potrebbe non avere una buona impressione della persona e mostrarsi anche mal disposto nei suoi confronti. È anche vero che ormai LinkedIn ha risolto in parte il problema poiché è uso comune utilizzarlo come social più professionale, serio, vetrina per aziende e professionisti.

La web reputation conta

La tipologia di contenuti che viene postata su social non deve essere sottovalutata, anche se condivisa con frequenze molto basse: non è la quantità ciò che conta, ma in certo senso è la qualità di ciò che si sta mostrando al mondo intero a far la differenza. È necessario, allora, creare e gestire un’immagine online poiché il web è pieno delle nostre tracce anche se non ne siamo totalmente consapevoli. L’obiettivo è sicuramente valorizzare al meglio la nostra vera personalità.

Metodi pratici per tutelare la nostra reputazione virtuale

1. Adottare misure preventive relative alla gestione dell’account, eliminando per esempio contenuti che potrebbero farci apparire ciò che non siamo.

2. Definire chi si vuol essere online: è possibile orientare il proprio profilo su una stessa tipologia di contenuti in modo che chi osserva percepisca l’interesse verso un dato argomento, quale può essere il marketing, l’innovazione, la scienza, l’arte.
3. Monitorare il comportamento degli altri: evitare di essere taggati in contenuti poco consoni all’identità che si è costruita; controllare gli eventuali commenti negativi fatti senza alcuna ratio. Ciò tende a minimizzare gli eventuali danni di immagine.
4. Utilizzare delle impostazioni di privacy ad hoc che garantiscano la massima tutela. Un esempio può essere il controllo del diario su Facebook che limita i post visibili sulla propria bacheca personale o ancora creare un account privato su Instagram per stringere il numero di follower e decidere chi far entrare nella propria rete.
5. Utilizzare dei tools come ausilio al controllo e al monitoraggio quali Google Alerts che mediante una mail di avvisa l’utente quando sul web circolano articoli o parole chiave già utilizzate. Altro esempio è HowSociable, piattaforma in grado di confrontare la propria presenza sui social.
Infine, bisogna tenere a mente che “il web non dimentica”, quindi è opportuno che ognuno di noi usi i social media non come un mezzo di autodistruzione ma di costruzione, anche se si potrebbe ugualmente correre il rischio opposto di apparire chi non si è realmente, ma lo sguardo non mente mai!
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Alessandra Ferrara

Siciliana nel cuore. Sono un'ingegnere gestionale, ma adoro scrivere ed essere informata sempre sul mondo che mi circonda!