Successo e declino di una start up tutta siciliana

03 Agosto 2018

Quando si pensa alla Sicilia si immagina il suo sole, il suo mare, il profumo delle ginestre, il rosso dei fichi d’India, la sua cassata, i suoi templi e i suoi teatri greci. Avete mai pensato a quest’isola tanto acclamata sin dai tempi di Omero, ma profondamente segnata da disoccupazione e criminalità, come una piccola Silicon Valley nel bel mezzo del Mediterraneo?

A dir la verità neanche io da nata e cresciuta in terra sicula ero a conoscenza di una start up che nel giro di pochi anni è riuscita ad essere fiore all’occhiello del tech “made in Italy”: MOSAICOON. Come spesso accade le cose belle si scoprono e rivalutano sempre troppo tardi, lo scorso mese di Luglio infatti, l’annuncio della chiusura da parte del fondatore Ugo Parodi Giusino.

Andiamo con ordine: nel 2007, anno in cui inizia a diffondersi Youtube, il giovane Parodi fonda la Belsito Media che offriva servizi di viral media grazie anche al contributo dell’incubatore palermitano Arca. La svolta arriva due anni dopo, quando il fondo Vertis investe sulla Belsito che prende il nome di quella che conosciamo oggi come Mosaicoon. La start up inizia a crescere in termini di numero di dipendenti, con età media pari a 30 anni, e di aree geografiche espandendosi non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo con sedi a Singapore e Nuova Delhi, pur mantenendo la sede principale ad Isola delle Femmine, comune in provincia di Palermo. Nel 2012 vince il premio “Start up dell’anno”, l’anno successivo il Presidente della Repubblica consegna a Mosaicoon il Premio nazionale per l’Innovazione; successivamente gli viene conferito il prestigioso “Best European Scaleup” direttamente dalla Silicon Valley, per essere diventata nel giro di pochi anni l’azienda europea con il più alto potenziale di crescita.

Di cosa di occupa ?

Il mercato in cui è possibile posizionare Mosaicoon è quello del video-content marketing, la home page del loro sito web, di fatto, recita l’espressione “Racconta il tuo brand con video pronti per il marketing” racchiudendo in poche, ma efficaci parole il loro core business: essere una piattaforma in grado di gestire la fase di creazione di una campagna pubblicitaria. Quindi dall’idea, alla distribuzione, al monitoraggio, scegliendo tra tre piattaforme proprietarie: Creativity, per la raccolta delle idee; Plavid, per la creazione di un network dove distribuire video on-line, connettendo chi finanzia, chi realizza e chi diffonde il video; Tracking, software per il monitoring della campagna stessa.
In tal modo era possibile far collaborare videomakers professionisti con grandi brand, i quali dovevano semplicemente scegliere tra i vari video “confezionati” quelli che maggiormente riflettevano i loro valori, la loro cultura aziendale e ciò che volevano comunicare, brandizzarli e successivamente far gestire alla piattaforma stessa la campagna pubblicitaria. Così il grande marchio otteneva video originali, personalizzati e soprattutto di qualità: per esempio brand del calibro di McDonald’s, Vodafone, Walt Disnay hanno collaborato con l’azienda palermitana, che ha addirittura realizzato i trailer di film quali “On the Road2 e “Thor 2”.

La favola Mosaicoon non ha però avuto il lieto fine che tutti si aspettavano: non c’è un vissero felici e contenti causa la recente dichiarazione di chiusura. Quali sono state allora le cause che hanno portato a sigillare i cancelli di quella che sembrava essere la mini Google con terrazza vista mare?
Il motivo principale pare essere legato alla non sostenibilità della competizione di big player del mercato quali Google e Facebook, ma il declino è dovuto anche all’assenza di capitali necessari a far crescere ulteriormente l’azienda: i dati economici dimostrano infatti come tra il 2015 e il 2016 l’EBITDA, indicatore di profittabilità di un’impresa che guarda alla sola gestione operativa, ha registrato una notevole riduzione da 580 milioni a 1,3 milioni. Ciò induce a pensare che l’azienda da qualche anno aveva già delle difficoltà economiche, da qui la decisione di chiudere per evitare il peggio.

Di Mosaicoon non può che restare il ricordo di una piccola azienda che ha provato a spiccare il volo da un nido pieno di insidie, paure, raggiungendo per un tempo breve i cieli dell’intero pianeta.

Resta anche e soprattutto da siciliana, la speranza di poter creare dal nulla qualcosa che tutto il mondo dell’innovazione e della tecnologia possa riconoscere nonostante nessuno ne sia a conoscenza.

Tutto ciò grazie alla voglia di fare, di sperimentare, di rischiare di noi giovani, in questo caso siciliani, ma anche non, in grado di coltivare e migliorare il nostro talento.

Alessandra Ferrara

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