Design Thinking: istruzioni per l’uso per non designer

Il “design thinking” non ha una vera e propria definizione, soprattutto perché è estremamente soggettivo. Si tratta del procedimento progettuale-creativo che porta da un semplice brief ad un prodotto finale.

BRIEF  Come primo passo, bisogna comprendere appieno il brief, che sia di un’azienda o personale. Bisogna definire il “problema” o la necessità, ciò che si vuole rispecchiare attraverso il progetto (determinati principi o valori), il contesto in cui si va ad inserire, compreso anche del target a cui si va a riferire.

SCENARIO  Dopo aver definito e chiarito le linee guida, il designer attua una ricerca ad ampio spettro, così da conoscere e comprendere i progetti simili, in modo da strutturare al meglio il processo di progettazione. Conosce ciò che è stato già fatto, in modo da decidere se distaccarsene completamente o cercare dei punti in comune. Dalla fase di ricerca fuoriescono diverse soluzioni, possibilità e opportunità per la risoluzione di un determinato problema.

SKETCH   Il design non inizia con un mouse in mano, bensì con una matita e un foglio bianco. Tale fase avviene dopo aver completato la raccolta delle informazioni essenziali, i valori da rispecchiare nel prodotto e le diverse soluzioni applicabili al problema. Apparentemente, lo sketching risulta la fase più difficile: al contrario, la maggior parte dello studio è stata già fatta nelle fasi precedenti; quindi, si tratta di un momento in cui le idee da astratte vengono rese concrete.

 

Quali sono i fattori che rendono un progetto, un buon progetto?

 

Non è solo l’idea alla base che rende un progetto vincente, ma anche (e soprattutto) le diverse variabili che lo portano al successo.

Un buon design è una complessa composizione di elementi e solo il giusto incastro fa funzionare il prodotto al meglio. I diversi fattori che concorrono al successo del prodotto non hanno un ordine né una gerarchia, sono equamente importanti e si supportano l’un l’altro. Essi dipendono dalla fase di ricerca attuata dal progettista: nascono da scelte consapevoli del design, tratte dalle diverse informazioni ricavate dallo scenario. È proprio il concetto di scelta che separa un buon design da un “bad design” e, agli occhi dei non addetti ai lavori, spesso la differenza tra i due è quasi invisibile.

COLORI    La scelta di una palette colori sembra quasi di secondaria importanza, ma, invece, riveste tra i ruoli più importanti nella progettazione. I colori utilizzati per la realizzazione di un logo per un’azienda farmaceutica saranno drasticamente differenti da quelli scelti per la scocca di un giocattolo per bambini. I colori ci circondano ogni giorno e portano con sé messaggi differenti e contrastanti. Lo studio “Impact of color on marketing” di S. Singh, dell’università di Winnipeg in Canada, sottolinea come il colore è indirettamente il fattore trainante nella decisione tra un prodotto invece che un altro. È consigliato l’uso di non più di tre o quattro colori alla volta e la scelta di abbinamento si basa su precise regole della teoria dei colori.

FONT   Che sia un prodotto fisico o di comunicazione, la scelta di una o più font (carattere tipografico) è di fondamentale importanza. Come scegliere la giusta font? Questa domanda ci ricollega nuovamente alla fase di ricerca: il carattere da scegliere dipende dal suo utilizzo finale. Ci sono dei caratteri leggibili solo nelle grandi dimensioni, adatti per grandi insegne, e perdono visibilità quando ridotti. Viceversa, ci sono caratteri che sono adatti alle piccole dimensioni, per poi perdere il loro equilibro formale in dimensioni maggiori. Come i colori, un carattere tipografico porta con sé informazioni e può suscitare reazioni diverse agli occhi del consumatore. Ci sono due fattori che portano alla scelta finale: la legibility e la readability, cioè la leggibilità di un carattere e la leggibilità di un testo. Ad esempio, un carattere calligrafico non funzionerà mai se utilizzato in testi lunghi, perché originariamente pensato per essere attrattivo ad una prima occhiata. Una font leggibile è dotata di forme convenzionali, pulite, una buona spaziatura e proporzioni corrette. La scelta del carattere tipografico è un argomento su cui si potrebbe parlare per pagine e pagine, in modo da coprire le sue infinite regole, caratteristiche e varianti. La scelta di una font è assolutamente uno dei passi più importanti del processo creativo e ha un peso consistente nella riuscita del progetto.

FFF – FORM FOLLOWS FUNCTION   Come già detto in precedenza, il designer non ha il compito di creare qualcosa di bello, bensì funzionale. La decisione di far risaltare un determinato elemento di una composizione porta con sé un messaggio indiretto per lo user in questione. La gerarchia di tali elementi è data dal contrasto, la scelta dei colori, dimensioni e posizione degli elementi in modo da dare un senso di importanza visiva agli occhi dell’utente finale. La gerarchia formale è uno strumento fondamentale, perché da priorità e importanza a determinati elementi agli occhi dello user. La gerarchia mostra il grado di efficienza di un prodotto di design, rendendo quest’ultimo più intuitivo possibile.

BLANK SPACE   Per i non-designer alle prime armi, lasciare spazio bianco inutilizzato è una delle più grandi paure. Non c’è regola scritta che dica che un buon design sia un poster interamente coperto di informazioni, immagini e icone, anzi: lo spazio bianco è un elemento importante nella composizione del prodotto finale, perché gioca un ruolo fondamentale nella gerarchia, facendo risaltare gli elementi centrali senza opprimerli. Pensate alle pubblicità dei prodotti Apple: il telefono o il laptop il questione sono un punto focale dell’adv, accompagnati da un breve testo descrittivo, tutto immerso in un mare bianco o nero. Eppure non manca nulla, giusto? Gli spazi bianchi sono veri e propri elementi da progettare, fondamentali per una buona lettura e comprensione di un prodotto di design.

GO VISUAL   Molto spesso vediamo presentazioni di Power Point cariche di lunghi testi descrittivi, pieni di informazioni ma poco leggibili. Un passo fondamentale per ottenere un buon design è eliminare la parola scritta e sostituirla con icone. È il concetto alla base per la creazione di un’infografica efficace. Le informazioni visive sono quelle più impattanti e dirette e catturano per prime l’attenzione dell’utente.

KISS – KEEP IT SIMPLE STUPID   Keep it simple è il mantra del designer di successo. “if you can’t explain it, you don’t understand it well enough”, così disse Albert Einstein, introducendo il concetto di KISS, poi successivamente coniato da Kelly Johnson. KISS è semplicità, purezza, pulizia, intuitività. Il consumatore finale deve essere capace di comprendere appieno le funzionalità e il messaggio del prodotto, senza dover incorrere ad aiuti secondari. Design non è decorazione e né arte, ma pura funzione. Keep It Simple è un concetto chiave alla base del processo creativo: una regola fondamentale e da applicare nel momento in cui il prodotto in questione deve essere diffuso in grandi contesti di utilizzo. La semplicità sta nella comprensione e intuitività del prodotto, ma che comunque non va a discapito delle sue funzionalità. La complessità può essere accettata e assimilata se migliora la user experience.

STORYTELLING   Prima ancora dell’invenzione della scrittura, le informazioni venivano trasmesse attraverso storie e racconti, l’unico modo per comunicare da una generazione all’altra. Oggigiorno, il concetto di “storytelling” è ampiamente diffuso e utilizzato da aziende di qualunque ambito. Prendiamo GoPro, ad esempio: quest’industria ha costruito il suo successo come produttore di action cams sfruttando il concetto semplice di godersi la vita, catturarne i momenti migliori, tutto ciò “outdoor”. Storytelling è creare un legame stretto con il consumatore, costruito sulla coerenza del messaggio diffuso dall’azienda.

 

Creare un prodotto efficace “di design” sembra apparentemente semplice e intuitivo, ma comporta uno studio approfondito del contesto e una conoscenza delle regole tale da poterle infrangere. Ci troviamo in un momento della storia in cui non è possibile trovare un punto di arrivo, perché esso viene sempre spostato più lontano ogni giorno che passa; il design si trova al fianco della tecnologia, della società e dell’economia.

“Design can be art. Design can be aesthetics. Design is so simple, that’s why it is so complicated” (Paul Rand)

 

 

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Annalisa Savin

Long story short: studentessa di graphic design, avida divoratrice di tutorial di ogni genere, serie tv e oroscopi. In costante ricerca della pizza più buona in città.