Lui era un business man con un’idea in testa e… un “maglioncino black”.

Sveglia presto, caffè al volo, camicia, cravatta, giacca, PC, nella mano destra uno smartphone e nella sinistra un biglietto aereo: che la giornata del super manager abbia inizio! Uno stereotipo, un mito, un lavoro gratificante e perché no ben pagato, a cui tanti giovani studenti ambiscono sin dai banchi, scomodi, di un’aula universitaria.
Ma se ad un tratto la fata madrina, con la sua bacchetta magica trasformasse tutto ciò in un maglioncino rigorosamente nero, camicia, jeans, zainetto, due buste di plastica per le sigarette, il the freddo, gli stessi voli, gli stessi meeting? Avreste l’impressione di avere davanti un manager o un semplice impiegato?
Come ci insegna un vecchio detto “l’abito non fa il monaco ” e lo sapeva bene uno delle figure di spicco non solo del mondo dell’automobile, ma anche e soprattutto del management come Sergio Marchionne, protagonista indiscusso della scena economica dell’ultimo decennio, colui che ha portato un’ondata di cambiamento e freschezza nel mondo dell’impresa del nostro Paese e non.
Italiano, emigrato in Canada all’età di 14 anni, due lauree una in filosofia (impensabile, ma vero!), una in giurisprudenza e un master in Business Administration. Uomo temuto e stimato, spesso considerato un “marziano” per le sue idee fuori dal comune, dure, ma allo stesso tempo realiste.
Mai avrei pensato di scrivere qualcosa su un uomo così importante, con una reputazione talmente elevata che ho quasi paura a buttar giù due righe! Nonostante ciò, credo che sentire la voce e il pensiero di noi giovani su figure che ci sembrano così lontane, così irraggiungibili, ma che in realtà sono dei potenziali mentori per la nostra vita professionale e non, sia sintomo di ambizione e voglia di mettersi in gioco. Carmela, che ne pensi? So che anche tu stai morendo dalla voglia di raccontare qualcosa su un uomo che per te è e sarà un guida e un esempio da seguire, nonostante la vostra rivalità calcistica
Leggendo svariati articoli su Sergio Marchionne ciò che mi ha colpito maggiormente sono state due cose: la prima, la sua formazione umanistica, come da lui stesso affermato la filosofia gli ha permesso di «aprire gli occhi, di aprire la mente ad altro». Se ci pensiamo un attimo, andare oltre ciò che crediamo siano i nostri limiti spesso ci consente di riuscire a far qualcosa di impensato, di tirare fuori il nostro meglio. La seconda, la sua definizione di leadership, la definisce come una non anarchia, in cui chi dirige è comunque solo: come ben sappiamo il leader è colui che sa cosa deve fare e in che modo. Di fatto spesso prendere delle decisioni diventa una vera e propria sfida con sé stessi, tra ragione e sentimento, che implica di certo anche la non soddisfazione. In fin dei conti, ognuno di noi è leader di sé ed è solo nel decidere sulla propria vita.
Sì, è vero Alessandra, il cuore di Sergio ha sempre battuto solo per due colori, completamente diversi dai miei, ma, quando gli ho sentito dire: «Non sono diventato tifoso bianconero per una clausola del contratto, lo sono da quando ho 5 anni, dai tempi del “trio magico” Sivori, Charles e Boniperti», ho capito che come me crede in un’unica fede calcistica nata da bambina, sul divano accanto a papà guardando la serie A.
Però, perché la figura di Sergio Marchionne affascina così tanto tutti noi studenti, aspiranti al successo o almeno ad una carriera importante?
Un leader illuminato, un manager globale, un punto di riferimento. Lui che ha sempre creduto nelle capacità dei suoi collaboratori, che li ha sempre rispettati e che non ha mai agito per interessi personali, ma sempre e solo per il bene dell’azienda: «Il leader deve essere onesto nel suo, lavorare per il meglio dell’azienda e deve essere un esempio, sempre. Se li tradisci una volta, sei finito. Hai perso la fiducia che ispiri», lui che si è sempre preoccupato delle condizioni degli operai FIAT: «Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi», insomma un papà che come con i suoi figli, anche nell’ambiente di lavoro è riuscito ad essere dolce ma severo al punto giusto. Un combo vincente, che gli ha permesso di portare al successo un’azienda sull’orlo del fallimento.
Un uomo di parola, che non ha mai avuto paura di fare promesse, perché sapeva di riuscire a mantenerle. Per esempio, chi avrebbe mai pensato che un giorno “il manager col maglioncino” avrebbe indossato una cravatta? Nessuno, eppure è successo. Lo scorso anno, durante la sua ultima uscita internazionale, sotto il suo pullover rivelò una cravatta. Cambio look? No, onorare una promessa: «indosserò una cravatta il giorno in cui FCA porterà a zero i suoi debiti», e così è stato. La promessa più grande però, l’ha fatta nel 2004, quando chiamato dall’azienda automobilistica Fiat, in piena crisi, ne prende le redini e al Lingotto esordisce dicendo: «Fiat ce la farà; il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione; prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici», e in 14 anni, ha dimostrato di mantenerla.
Chi era Sergio Marchionne prima di arrivare alla Fiat?
Dopo gli studi, la sua carriera professionale inizia in Canada, dove lavora per grosse aziende diventando addirittura presidente della Lonza Group Ltd. Si sposta poi in Svizzera, dove prende la guida della ginevrina Sgs e ci lavora fino alla chiamata della famiglia Agnelli nel 2004.
Qui si costruisce anche una vita privata, della quale non si sa quasi nulla, causa la sua grande riservatezza e gelosia della sua privacy. Oltre al suo maglioncino nero, alla Juventus e al fumo, il manager aveva altre passioni, tra cui la musica classica, il poker, i fiori, il vino e la cucina, la sua specialità era il ragù alla bolognese.
I fiori, ma davvero? È sempre così difficile trovare uomini che amano i fiori, ma, vi dirò di più, di Sergio Marchionne è sempre stato celebre il suo pollice verde, che emerge anche da molte sue citazioni, in particolare una rivolta a noi giovani: «Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa fate duri una vita intera o perfino più a lungo».
Un uomo da cui imparare a muoverci in questa vita, difficile, piena di ostacoli e piena di gente che in continuazione proverà a metterci i bastoni tra le ruote. Provare sempre, arrendersi mai, lanciarsi in nuove sfide, sbagliare, rimediare, tentare, essere amato e odiato allo stesso tempo, lavorare tanto e soprattutto metterci il cuore in tutto.
«Noi saremo come la musica, improvviseremo, saremo agili, aperti al dibattito, umili, ma impavidi e non ci sarà mai posto per la mediocrità».
Ale, chissà se gli sarebbero piaciute le nostre parole.
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Alessandra Ferrara

Siciliana nel cuore. Sono un'ingegnere gestionale, ma adoro scrivere ed essere informata sempre sul mondo che mi circonda!

Carmela Pontassuglia

Studio Comunicazione Internazionale per il Turismo. Mi piace incontrare persone nuove e con la scrittura cerco di dare vita alle mie idee.