Come nasce un’associazione studentesca

Per chi frequenta una grande università è normale trovarsele da ogni parte: affisse sui muri, in giro per i corridoi, nelle mail istituzionali. Sono le associazioni studentesche, da quelle invadenti che cercano di trascinarti dentro a quelle attraenti in cui tutti vorrebbero entrare, dai gruppi di impegno politico o religioso fino a quelle che si battono per i diritti degli studenti. In ogni ateneo se ne trovano di tutti i tipi, e ognuna, in maniera più o meno determinante, accompagna un certo tempo della nostra vita universitaria, fra un esame e l’altro.
Tutte realtà già esistenti da cui noi, chi più e chi meno, attingiamo. Ma se a qualcuno questo non bastasse? Se non trovasse quel gruppo in grado di arricchire il proprio percorso? C’è qualcuno a cui potrebbe venir voglia di fondarla per conto proprio, quest’associazione. Quali sarebbero i passi da seguire?

L’IDEA

Il nucleo fondante è l’idea alla base dell’associazione. Solitamente è un evento scatenante che fa accendere la lampadina, sia esso un meeting, un workshop o anche una semplice chiacchierata. Anche un sogno nel cassetto o una convinzione nata nel tempo possono essere la scintilla. In ogni caso quest’idea, dovunque essa provenga, ha bisogno di nascere in una mente che abbia personalità, intraprendenza e determinazione. La mente di un businessman oserei dire. E, per rimanere nel linguaggio del mondo dell’economia, questa mente deve avere l’onesta intellettuale e la capacità di capire se ciò che sta per costruire va a riempire un vuoto di “mercato”, cioè se davvero soddisfa un bisogno vacante degli studenti.  Nella mia esperienza, ad esempio, partecipando a un weekend per giovani professionisti dell’energia, io e altri amici abbiamo trovato una realtà associativa che collegava studenti, docenti e mondo del lavoro in un cerchio di conferenze e dibattiti sul futuro energetico mondiale. Abbiamo notato che questa cosa, molto interessante, mancava nel Politecnico.

LE PERSONE

Chi o coloro che hanno acceso la miccia devono avere l’abilità di coinvolgere quante più persone riescano nel loro progetto, nei modi più creativi possibili: passaparola, presentazioni nell’ambito di conferenze sul tema, eventi o contest organizzati con quell’obiettivo. È importante contattare ragazzi con le giuste skill,, soprattutto se non si hanno già in squadra, per creare un team competente e completo. Una volta raccolti un numero di contatti e di ragazzi ritenuto idoneo, bisogna passare alla fase pratica, cioè trasformare un’idea astratta in un progetto vero.

La prima cosa da fare e stilare un programma sommario delle attività necessarie per raggiungere gli scopi dell’associazione, e partendo da lì scrivere uno statuto che permetta di organizzare tali attività. Lo statuto contiene i fini e il motivo per cui nasce il gruppo, le modalità con le quali si vogliono perseguire tali fini e una dettagliata descrizione della struttura associativa: la più diffusa è il modello gerarchica che prevede un board composto da un presidente e relativo vice, un segretario e un tesoriere. Le gerarchie più basse variano molto a seconda del campo di appartenenza, ma bisogna stare in ogni caso attenti a tenere coperti i ruoli di PR (Public Relation), ER (External Relations) e HR (Human Resources). Ora si può davvero partire con logo, pagine social, sito e prima pubblicizzazione!

LA BUROCRAZIA

Veniamo alla nota dolente. Registrare un’associazione a un albo non è cosa semplicissima e neanche poco costosa. Per ottenere i possibili finanziamenti che, ad esempio, l’Albo delle Associazioni del Politecnico di Torino può mettere a disposizione per progetti brillanti, bisogna registrarsi all’Agenzia delle Entrate o addirittura dal notaio, aprire un conto intestato all’associazione e fornire almeno 30 firme di partecipanti. Per fare tutto ciò il budget è di diverse centinaia di euro, che bisogna reperire fra gli associati o, se si è bravi e fortunati, da qualche evento o sponsor che crede nel progetto.

PARTENZA

Una volta superati i problemi economici, bisogna “entrare nel cerchio” che si autosostiene a livello economico e di risorse umane: tramite le attività stesse dell’associazione, la pubblicità e i contatti quel gruppo iniziale di persone lascia la guida ai nuovi entranti, e può davvero iniziare il raggiungimento degli obiettivi disinteressati, a cui si arriverà partendo da una semplice lampadina, accesa nella mente di qualche ragazzo sufficientemente coraggioso.

Questa è la storia, neanche troppo segreta, dell’associazione PoliEnergy, di cui presto, spero, sentirete parlare.

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Andrea Cascavilla

Studente di Ingegneria Energetica e Nucleare. Tra calcoli e formule cerco di ritagliarmi un po' di poesia: amo leggere, scrivere, godermi la natura e lo sport.