Il copyright raggiunge il mondo digitale e questa volta fa sul serio.

Abbiamo trattato questo argomento l’anno scorso, lasciandoci con l’augurio di trovare un accordo su come intendere la designazione di un contenuto creativo, per muoverci con sicurezza.
Oggi, dopo esattamente un anno, ci ritroviamo con una novità importante: l’approvazione della nuova riforma sul Copyright.

La riforma del Copyright UE è una proposta di direttiva europea avanzata per la prima volta il 14 Settembre 2016, votata in due sedute, il 5 Luglio e il 12 Settembre 2018. Bocciata nella prima seduta, con alcuni emendamenti, è stata approvata durante la seconda e, ora si attende la votazione finale prevista per fine 2018 o inizio 2019.

Perché è così importante?

Questa direttiva è importante perché pensata con lo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea ferme al 2001 e ridurne le difficoltà di tutela facilmente incontrate online. Si vorrebbero armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati ponendo basi comuni, operazione a cui la branca del diritto d’autore si presta senza significative difficoltà, in quanto già l’attuale ordinamento è in parte di matrice europea.

Quali sono i punti salienti di questa riforma?

Come spesso capita, anche in questa operazione non ci sono unanimi consensi, soprattutto per quanto riguarda gli articoli 11 e 13. Analizziamoli insieme.

L’ art.11,“ancillary copyright”, prevede che qualsiasi tipo di piattaforma e sito online, anche social network, debbano ricompensare gli editori nel momento in cui pubblicano dei loro contenuti.

Esempio concreto è quello di Google News, in cui vengono raggruppati e catalogati, per gli utenti, articoli, editoriali, abstract, recensioni, ecc., fornendo anche titolo, foto, sommario e link. Ecco che qui entra in gioco la riforma e, secondo questo articolo, Google News dovrebbe pagare gli autori di questi contenuti per averli citati, la cosiddetta “linktax”.
Una norma questa applicabile anche su Facebook e nelle chat, dove tutti abbiamo la possibilità di visualizzare in anteprima i contenuti.

L’ art.13 obbligherebbe piattaforme online, vedi YouTube o Facebook, a porre in atto misure idonee a monitorare i contenuti, per garantire la remunerazione del diritto d’autore.
Questo comporta il controllo di ogni singolo contenuto prima di essere monitorato? Per molti un elemento simile alla censura, si rischierà davvero di mettere a rischio la libera circolazione di informazioni?

Quali sono le posizioni nei confronti della riforma?

A favore di questi due provvedimenti troviamo soprattutto editori e case discografiche che chiedono maggiore controllo e remunerazione per le proprie opere. La messa in pratica dell’art.13 imporrebbe ai gestori online di dotarsi di algoritmi come il “Content ID” di Youtube, la cui realizzazione è costata $60mln. Controllo sul diritto d’autore peraltro da effettuare prima della pubblicazione e non a posteriori, come avviene attualmente.

Altresì, esperti dubitano dell’efficacia della riforma. Le nuove norme potrebbero spingere gli aggregatori a fare come Google, quando Spagna e Germania hanno cercato di imporre il pagamento dei diritti di autore: chiudere il servizio, togliendo agli editori anche quelle magre risorse che derivano dalla deviazione di traffico. Infatti è proprio Google News il principale obiettivo e lo scenario attualmente più plausibile è che, soprattutto per evitare che passi il precedente per cui i colossi digitali debbano pagare per un servizio di riassunto e rilancio, il servizio cessi di esistere in Europa. Anche gli aggregatori minori sembrano comunque ugualmente orientati.

A non essere colpita da questa riforma, qualora dovesse essere applicata, sarebbe Wikipedia, in quanto organizzazione no-profit. La stessa compagnia si sta inoltre battendo per un’estensione a tutti i Paesi Ue del cosiddetto diritto di panorama, una norma, prevista in alcuni Stati ma non in Italia, che consente la libertà di fotografare monumenti e palazzi sulla pubblica via e farne un uso commerciale.

Un intervento sul copyright di questo calibro sembra quindi cucito sugli interessi dei grandi editori a scapito degli artisti, blogger, utenti e start-up.

Nonostante l’approvazione, la Direttiva potrebbe anche non entrare mai in vigore, poiché l’ultima parola spetta agli Stati membri.
Inizia quindi un ulteriore processo: quello del negoziato tra i paesi comunitari.

Per ora rimaniamo in attesa, sperando in un negoziato che sia soddisfacente per entrambe le parti.

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Fabio Stucchi

Studente di Giurisprudenza. Se dovessi scrivere dei miei interessi, non finirei mai. Non ho mai finito una serie televisiva.