Stan Lee ci lascia, ma la sua leggenda continua

Il 12 novembre di quest’anno, Spiderman, Hulk, Thor, Iron Man, i Fantastici 4, Captain America e molti altri supereroi, sono rimasti orfani. È infatti mancato il loro co-creatore, Stanely Martin Lieber, notoriamente conosciuto come Stan Lee. Una polmonite aggravatasi all’improvviso ha preso la vita del novantacinquenne editore, produttore e ideatore dei fumetti degli ultimi 60 anni, lasciando un pizzico di amarezza nei fan e in tutti coloro che erano affezionati a lui come ai suoi leggendari personaggi.

Il suo ultimo messaggio

Lo staff incaricato di gestire i suoi vari account social, nella fatidica giornata, ha voluto pubblicare un ultimo, recente, video messaggio, raffigurante proprio Stan Lee mentre parla del suo rapporto con i lettori e del suo amore per l’ammirazione che essi nutrono nei suoi confronti:

Amo i miei fan. Non so nemmeno dire quanto ami i miei fan» dice. «A volte, di notte, quando sono seduto qui a riflettere, o ricevo una lettera da un fan, o leggo qualcosa, o vedo qualcosa, o ricordo qualcosa,  mi rendo conto che è una fortuna avere dei fan, fan che si interessano davvero a te. E questo è il motivo per cui mi interesso così tanto ai fan, perché mi fanno sentire così bene. Se ci pensi, è così meraviglioso avere qualcuno che si prende cura di te. Per questo mi importa di loro, anche se non li ho mai incontrati, anche se vivono dall’altra parte del mondo […]

 

In effetti, proprio a Stan Lee, ovviamente aiutato da altrettanto celebri artisti come Jack Kirby e Steve Ditko, dobbiamo la più completa rivoluzione e rinascita del mondo fumettistico ed in particolar modo di quello della Marvel Comics, precedentemente Timely Publications, nata come la conosciamo oggi nel 1961 a seguito del successo dei Fantastici Quattro e acquistata poi dalla Walt Disney Company nel 2009.

In un’epoca dominata da Superman, Bat-Man e supereroi invincibili e apparentemente perfetti, la mente di Stan Lee nel 1962 partorì Peter Parker, un adolescente assillato da continui problemi personali alla ricerca della sua strada, in grado di trasformarsi in quello che sarebbe poi diventato il mito di Spider-Man, ovvero l’Uomo Ragno.

 Quando lo portai, eccitatissimo, all’editore – ci dice Stanley Lieber – mi rimproverò.Stan, i supereroi non hanno problemi personali!”. Come si sbagliava…    


 

Il rivoluzionario “metodo” di Stan Lee

La creazione dell’Uomo Ragno segnò infatti l’inizio di una nuova epoca nel mondo fumettistico, distaccandosi dal fin troppo efficiente Clark Kent con la “S” gialla sul petto per arrivare ad una nuova indagine psicologica del “supereroe con superproblemi”. Fu questo un ribaltamento completo in ciò che i lettori iniziarono quindi a ritrovarsi nei fumetti del loro quotidiano, ovvero la rappresentazione di problemi sociali comuni, nei quali essi potevano rispecchiarsi, ma allo stesso tempo potendo ancora sognare e vagare con l’immaginazione attraverso il celebre mondo Marvel del quale molti vorremmo forse far parte.

Inoltre Stan Lee, nella creazione dei suoi personaggi, preferì utilizzare quello che poi sarebbe stato chiamato proprio il “metodo Marvel”, fornendo ai disegnatori una breve sinossi della sceneggiatura per poi intervenire per le modifiche sul prodotto già disegnato. In questo modo potè umanizzare meglio i suoi eroi rendendoli personaggi in carne e ossa, bilanciando le loro speciali abilità con difetti e insicurezze.
D’altronde, come disse lo stesso Lee, “Se non fosse per il suo tallone, oggi Achille sarebbe un perfetto sconosciuto”.

La sottile ironia rappresenta l’alba di un successo senza fine che ha portato persino il celebre produttore a comparire in quasi tutti i film prodotti da Marvel negli ultimi tre decenni: nel 1989 come presidente della giuria in “Processo all’incredibile Hulk”, nel 2000 come passante in procinto di comprare un hot-dog in “Spider-Man” e andando avanti nella serie, nel 2018 in “Avengers, Infinity War” , “Deadpool 2”, “Ant-Man and the Wasp” e “Venom”.

Kevin Feige, produttore cinematografico e Presidente di Marvel Studios, ha rilasciato un’intervista su una delle sue ultime conversazioni con l’amico Lee:
Andai a casa sua per incontrarlo, abbiamo parlato dei suoi vecchi cammeo e di quelli futuri: pensava sempre al futuro. Sapeva che stava per scadere il tempo a sua disposizione? Non saprei. Col senno di poi, mi è sembrato leggermente più malinconico del solito. Parlava del passato più del solito, quindi forse per certi versi lo sapeva […]. Avrebbe fatto di tutto per continuare a venire sul set, ma quello che cercava di fare era inserire più battute, anche se capiva il perchè non potevamo. Ci mancava solo che facesse finire in secondo piano l’eroe! Era proprio il tipo di cosa che poteva fare un personaggio come Stan Lee”

Siamo proprio sicuri di sapere tutto su di lui?

Nonostante Stan Lee abbia dichiarato di non avere avuto una vita interessante, “non essendo mai stato arrestato, nè drogato, sposato con la stessa donna per 54 anni”, la sua carriera è stata certamente prolifica e molti aneddoti si celano tra le pagine del suo passato.

  • Creò, ad esempio, un cartone su Arnold Schwarznegger, all’epoca governatore della California, rappresentandolo come un eroe che, con una tuta high-tech, lasciava la carica politica per affrontare i malvagi. Il progetto fu annullato per scarso successo.

  • Cercò anche di realizzare un fumetto fantasy-erotico per Playboy, ma anche questo fallì a casa del ritiro del fumettista John Romita con il quale aveva iniziato la collaborazione.    
  • Nella sua versione originale, Hulk era originariamente grigio. Così infatti comparve sul primo numero della sua testata ma presto i disegnatori si accorsero del fatto che tale tonalità risultasse difficile da gestire e mantenere costante in tutte le vignette. Dal secondo albo il supereroe divenne dunque verde e restò come lo conosciamo oggi.
  • Nel 2003 produsse Stripperella, un cartone animato la cui protagonista era una spogliarellista che combatteva il crimine in tenuta da supereroina, doppiata da Pamela Anderson. Trasmessa su Spike Tv, negli Stati Uniti, la serie venne interrotta al tredicesimo episodio. 
Chi fece da guida al padre dei supereroi?

Non se n’è mai parlato molto, ma durante la vita del produttore due sono state le figure fondamentali per la sua crescita e carriera.


In primo luogo, la madre, che fin dalla nascita gli trasmise sicurezza e positività e ha raccontato che da bambino Stan fosse un avidissimo lettore di autori come Mark Twain, Sir Arthur Conan Doyle e Jules Verne, al punto che:
“se non c’era nulla da leggere a tavola, leggeva le etichette”.

Anche la moglie incoraggiò sempre l’amato a scrivere e rappresentare sulla carta i suoi ideali e fu proprio lei a spronarlo all’inizio della sua carriera da sceneggiatore. Come in ogni coppia, in 50 anni di matrimonio, non mancarono però i momenti di discordia ed ecco che lei nel corso di un litigio gli distrusse la macchina da scrivere che aveva dato vita alle prime avventure di Spider-Man e i Fantastici Quattro.

Che guaio!

Cosa rimane oggi di Stan Lee?

A poche settimane dalla sua morte, insieme alla figlia Joan Celia, ha creato un nuovo personaggio. Non è stato facile per la ragazza, che ha dovuto insistere e convincere suo padre, dopo anni, a produrre una storia insieme a lei.
“Papà, niente acciaio, nessun rumore, niente di tutta questa roba qui. Sporchiamoci le mani. Facciamo solo quello che accade e che riguarda l’amore. Facciamo Dirt man”. L’attrice e produttrice lo ha definito “il frutto delle sue pressioni per creare un personaggio insieme” e sembra essere convinta a portare a termine il progetto.

Noi, “super-curiosi”, non possiamo far altro che attendere.

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Isotta Dellucca

Sono una studentessa di Ingegneria Aerospaziale. Oltre alle scienze, amo la musica e la scrittura!