Un giorno da Visionari

Vivere il Visionary Days 2018 è stata un’esperienza che non mi sarei mai aspettato. Impressionato oltremodo dall’atmosfera carica di adrenalina, dalla attualità dei contenuti e dal format innovativo, è uno di quegli eventi a cui tutti coloro che sanno sognare dovrebbero partecipare.
Ore 08:57 del 1 Dicembre 2018. Mi avvio a passo spedito verso le OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino.
E’ un sabato mattina nuvoloso e comincio a chiedermi cosa mi aspetterà per la giornata di oggi. Ho sentito parlare del Visionary Days, amici e colleghi universitari me ne hanno fatto menzione ed incuriosito ho deciso di dedicare il mio sabato a qualcosa di nuovo.
Arrivo a destinazione e immediatamente vedo un fiume di ragazzi e ragazze attendere all’ingresso. Per l’evento era prevista un’affluenza di 600 partecipanti ma alla fine il numero è salito ad 800 (e si vede!).
Passano 30 secondi ed incontro la prima persona che conosco, subito a ruota due colleghi del Politecnico seguiti poi dal mio gruppo di JEToP. Dopo qualche piacevole minuto di conversazioni, si spalancano i cancelli e siamo invitati ad entrare.
Percepisco subito che l’atmosfera è piuttosto buia. Cosa ci sarà mai lì dentro?
La mia curiosità sale in modo esponenziale. Veniamo quindi smistati per file e ritiro il kit di benvenuto che comprende un badge davvero figo su cui hanno stampato una frase che ti rappresenta (scelta in fase di iscrizione), una serie di adesivi (sempre apprezzati), un programma dell’evento ed un quaderno.
Hanno preparato tutto minuziosamente: le grafiche sono curatissime, gli schermi sono ovunque e la sicurezza è degna di un grande evento.
Finalmente mi danno il lasciapassare ed ecco che inizia il mio Visionary Days 2018.
Un sistema di luci attentamente studiate illumina ad intermittenza decine di tavoli disposti al centro della sala, i tavoli dei Visionari: l’effetto è davvero straordinario.
Arrivato al tavolo circolare assegnatomi trovo 8 persone ed un solo posto vuoto: il mio.
Da ultimo arrivato, mi siedo e mi presento con tutti. La mia compagnia è composta da 8 partecipanti e da un moderatore, che si occuperà di guidarci nel corso di tutta la giornata.
Abbiamo un filosofo, alcuni medici, un economista ed altri ingegneri a rafforzare le mie fila.
Ognuno di noi si presenta ed è piacevole notare come tutti siano persone abbastanza sciolte, curiose e pronte ad ascoltare gli altri.
Dopo 15 minuti di conoscenza, iniziano le danze.
Un presentatore, tra i più energetici che abbia mai visto, sale sul palco (proprio di fronte a noi) ed inizia a parlare (no, urlare!) presentando il Visionary Days e cosa per lui rappresenta.
Mi accorgo solo adesso che il colpo d’occhio è eccezionale: guardando davanti e dietro di me vedo soltanto tavoli strapieni.
Dopo l’adrenalinico discorso di presentazione sale sul palco il primo degli speaker della giornata: Simone Ungaro, inizia a parlare a raffica di Intelligenza Artificiale, tema centrale del Visionary Days 2018.
I suoi discorsi sono subito coinvolgenti: racconta delle sue startup in ambito biomedico e di come esse, attraverso l’uso dell’IA, riescano a dare un concreto aiuto sia a tutte le persone che soffrono di disabilità che a prevenire quei danni che possono cambiarti la vita.
Tutto ciò mi elettrizza. L’atmosfera è quella giusta e le sue parole lasciano il segno. Usare la tecnologia per migliorare il Corpo e la vita delle persone meno fortunate è una di quelle di cose a cui ognuno di noi dovrebbe aspirare.
Finito in fretta questo talk di 15 minuti, in ognuno dei tavoli inizia un dibattito su ciò che è stato appena detto da Simone. Le riflessioni sono meravigliose: ognuno dice la sua, ma senza essere invadente o prevaricare il prossimo, anzi. E’ come se al mio tavolo ognuno completasse l’altro. Come se ognuno di noi ponesse la tessera di un puzzle per raggiungere una visione d’insieme in cui tutti siamo d’accordo. La sensazione è stupenda e in un batter d’occhio anche i 45 minuti di riflessioni sono terminati.
Si passa subito al secondo speaker. Musica coinvolgente e sul palco sale Anna Cereseto.
Anna parla di una nuova tecnologia per intervenire sul DNA e riscriverlo. Parla del taglio di sequenze virali di animali per renderli compatibili al trapianto di organi con gli umani e salvare quindi vite attraverso l’uso della Genetica.
Continua i suoi discorsi affascinandoci col genoma editing che fa da forbice molecolare eradicando malattie genetiche agendo sugli embrioni.
Anche il suo talk mi sembra durare pochi secondi ed immediatamente si riaccende il dibattito con il mio tavolo. Noto con estrema soddisfazione di trovarmi particolarmente in empatia con una persona: parliamo, ci confrontiamo, ridiamo. Ho la sensazione che anche lei si stia divertendo.
Il dialogo con lei e con gli altri componenti della tavola rotonda non solo mi arricchisce di nuovi punti di vista ma mi stimola a trovare angoli remoti del mio pensiero che difficilmente sarei riuscito ad estrapolare.
Sale sul palco, alla stessa velocità degli impulsi neurali, il moderatore principale dell’evento e ci annuncia che è ora di pranzare.
Quell’ora e mezza risulta il tempo giusto per recuperare un po’ di energie e prepararsi per la seconda parte, alternando un boccone dolce ad uno salato. Nel frattempo incontro i miei amici per delle foto di rito e per scambiarci le prime impressioni. Non smentiscono le mie sensazioni: anche i loro feedback sono altrettanto entusiastici.
Prendo di nuovo posto al mio tavolo, tutti non vediamo l’ora che l’evento ricominci.
Rullo di tamburi ed ecco il terzo speaker.
Stefano Galli ci parla di Memoria applicata alle Intelligenze Artificiali.
Ci dice che per le macchine: La memoria è più della somma dei file”.
Ci parla affascinato come la rete neurale abbia un funzionamento che preveda una fase di training (esperienza) e una fase di learning (apprendimento).
Ci racconta come le macchine saranno, magari un giorno neanche troppo lontano, affiancate all’uomo per aiutarlo nelle diagnosi mediche agendo da complemento nelle sue scelte.
Poi chiude il suo talk ponendoci un interrogativo importante: “Potranno mai convivere l’uomo e le macchine?”
Questa domanda fa da preludio per il nostro brainstorming a tavola rotonda.
Il nostro moderatore è davvero capace nell’ascoltare ognuno di noi, a coordinarci nelle conversazioni e soprattutto ad essere al tempo stesso guida e partecipante.
Ascolta solo il nostro punto di vista e ci espone anche il suo, rendendo il dibattito ancora più stimolante.
Dopo una breve pausa, è il momento del quarto speaker. Cominciamo ad avviarci verso la fine ma non siamo ancora sazi, tutt’altro.
Andrea Pezzi sale sul palco e racconta della sua associazione. Parla del concetto di “uomo al tempo dei robot” e lo collega alla Robotica Umanoide e al Transumanesimo.
Mette in primo piano la Filosofia.
Ci chiede cos’è l’essere umano e ci da la sua Visione.
D’altronde non significa questo essere Visionari?
Continua parlando di programma e di progetto, di zero e di uno, di Doxa e di Aletheia, di verità ed opinione. “L’Aletheia si concepisce solo nella dimensione di un individuo in quel preciso momento” dice Andrea.
Parla di Socrate, Eraclito, Parmenide. Riporta alla luce conoscenze che pensavo di non avere più. Conclude il suo discorso con la frase: “L’uomo è progetto da realizzare”.
Questa frase da il via al nostro quarto dibattito.
Parliamo dell’uomo e di come il rapporto con le macchine possa frapporsi nella realizzazione di un individuo in senso assoluto.
Ormai siamo verso la fine quando viene annunciato l’ultimo speaker di giornata.
Andrea Daniele Signorelli, scrittore per Wired, fa un excursus interessantissimo sul tipo di società che stiamo immaginando per il futuro. Tiene bene il palco e ci spinge a dare il massimo per l’ultimo confronto.
Alla termine del dibattito finale, bello ed entusiasmante quanto i precedenti, siamo tutti stanchi ma felici.
Sale sul palco Matteo Caccia, presentatore dell’evento, ed inizia a raccontarci delle storie eccezionali di persone eccezionali: parla di un rematore di Genova, di Groenlandia, di un “naufrago volontario”. Storie incredibili, che solo dei visionari potevano vivere.
Nel frattempo qualcosa si muove in regia. Per queste 10 ore i nostri moderatori hanno raccolto spunti, impressioni, riflessioni, modi di vedere la vita e le persone, idee, sorrisi ed entusiasmo. Hanno convogliato tutto in un unico cuore pulsante e l’hanno trasformato in un libro. Lo hanno chiamato Live Book. Si tratta di un libro redatto in tempo reale grazie un software che integra un sistema di Intelligenza Artificiale: ciò ha permesso di selezionare e raggruppare le informazioni provenienti dai tavoli di confronto, traducendole poi in inchiostro stampato.
E’ rappresentazione immediata e quindi ad alto grado di fedeltà di ciò che abbiamo vissuto oggi.
“Abbiamo vinto”, dice. “Ce la abbiamo fatta”, aggiunge urlando Carmelo Traina, coordinatore di Visionary Days, lo stesso, che aveva dato l’inizio alla giornata (ma nel frattempo sono davvero trascorse 10 ore?).
Carmelo tiene in mano il Live Book appena stampato. Ne stanno stampando degli altri proprio ora. Sono per Noi. Sono per gli 800 Visionari.
Tra foto e applausi si conclude l’evento.
Un aperitivo di chiusura ci aspetta e vedo nello sguardo di chi mi circonda la stessa sensazione di aver speso magnificamente bene il proprio sabato.
Un evento travolgente ti porta ad arricchire la tua esperienza sotto ogni punto di vista: questa è stata per me la più bella vittoria del Visionary Day 2018.
Una cosa è certa: non so dove la mia vita mi porterà da qui al 30 Novembre del 2019, ma farò tutto il possibile per essere un Visionario anche il prossimo anno.
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Domenico Catalano

Vivo ispirandomi a questa frase "Devi avere una visione che va oltre la visuale" (cit.)