#2minutesolution: la sostenibilità inizia da qui

Una bellissima sezione interattiva sul sito del National Geographic mostra, attraverso la spiegazione delle correnti oceaniche, dove si trova la maggior concentrazione di coste inquinate da detriti di plastica. Si tratta di un’isola disabitata nel Sud dell’Oceano Pacifico. Sulle sue spiagge di sabbia bianca sono depositate circa 19 tonnellate di rifiuti portati dal mare; si calcolano circa 672 detriti ogni metro quadrato di isola.

Come è stato possibile un fenomeno di questa portata?

I rifiuti arrivano al mare dalle foci dei fiumi, che vengono inquinati più o meno volutamente da una cattiva gestione dei rifiuti nelle città che attraversano.
La radice del problema in realtà risiede nella produzione di oggetti in plastica e di quelli derivati da essa di cui si fa un uso smodato e fuori controllo nella produzione di massa. Il cosiddetto ‘packaging’ così studiato ed amato dalle aziende, i prodotti usa e getta ed uno scarso impegno nella salvaguardia dell’ambiente ci stanno portando sempre più velocemente al giorno in cui dovremo fare una scelta: la plastica o il pianeta?

Questa è la domanda da cui è partita la campagna #2minutesolution: hai due minuti?

Come evitare che la plastica raggiunga i corsi d’acqua e di conseguenza le spiagge contaminando e distruggendo l’ecosistema?

Con 2 minuti di gesti sostenibili al giorno si riesce ad evitare che i nostri rifiuti restino a decomporsi per altri 525.600.000 minuti sul nostro pianeta, fate il conto, sono circa 1000 anni!

Esempi di tips quotidiane per occupare due minuti della nostra giornata ad essere green:

1) Fare la raccolta differenziata, un gesto di civiltà da non dare per scontato. Dividere i rifiuti è semplice e ne permette un riciclo sicuro. C’è anche un app che ci può aiutare, si chiama Junker.

2) Limitare il consumo di carne. Un chilo di carne bovina consuma per la sua produzione circa 1000 litri d’acqua. Per fare un hamburger ci vuole una piscina olimpionica.

3) Riutilizzare gli oggetti. Basta monouso, usa e getta e monoconfezioni. Borracce, salviette struccanti lavabili e spesa sfusa sono la strada da percorrere.

4) Chiudere il rubinetto. L’acqua esce tutte le volte che giriamo la manopola del rubinetto dandoci l’idea che sia facile averla ed inesauribile. Non è così! Inoltre per depurarla ci vuole una grande quantità di energia, quindi lo spreco è doppio. Avere un comportamento sostenibile nell’utilizzo dell’acqua per la propria igiene personale è fondamentale: se ti spazzoli i denti non lasciar scorrere l’acqua, fare la doccia senza lasciarla scorrere a vuoto ed utilizzando i soffioni ecologici. Il risparmio sarebbe di 9000 litri d’acqua all’anno!

5) Non vivere sul pianeta pensando che non sia un problema nostro, che esistiamo solo noi o che debbano cominciare prima gli altri o ancora che un comportamento sostenibile ci debba essere imposto per legge.

E le aziende cosa stanno facendo a riguardo?

Le campagne promosse dalle grandi aziende per sensibilizzare e sensibilizzarsi al problema ambientale si stanno moltiplicando ed alcune sono davvero interessanti.

La Lego, che dei mattoncini di plastica ha fatto un impero, ha come obiettivo di arrivare ad utilizzare entro il 2030 solo materiali sostenibili ed è partita già oggi con dei piccoli pini in polietilene derivato dalla canna da zucchero.

Adidas ha venduto nel 2017, un milione di scarpe fatte in plastica raccolta dagli oceani e riciclata. Nel 2018 invece è uscita la Recycled Capsule TRF di Zara con calzature in poliestere ricavato dalle bottiglie di plastica. Ed è un altro brand spagnolo Ecoalf che dal 2014 collabora con i pescatori per recuperare le bottiglie dal mare per farne vestiti e borse, ogni metro di filato è costituito da 16 bottiglie.

Starbucks entro il 2020 eliminerà dalle sue caffetterie di tutto il mondo le cannucce di plastica sostituendole con quelle di altri materiali o con coperchi progettati per non aver bisogno di cannucce. Sulla sua scia ci sono anche McDonald’s e Dunkin Donuts.

I colossi dell’arredamento e del design Ikea e Kartell sono scesi in campo con ante rivestite da lamine in PET riciclato e la Bio Chair in scarti vegetali, rispettivamente.

Infine nel campo dell’architettura si sta cominciando a pensare che i materiali anziché essere prodotti dovranno essere coltivati, l’attenzione si sta spostando infatti sul bio facturing: batteri, funghi e alghe daranno vita a nuovi materiali. Mogu, azienda italiana che si occupa di sviluppare biomateriali ha messo in commercio i primi pannelli per interni creato da microrganismi che si cibano di lignina e altri scarti vegetali per trasformarlo in biopolimeri naturali e resistenti.

La lista potrebbe continuare per pagine e pagine, borse in PET riciclato, artisti che fanno del riciclo la tecnica per realizzare le loro opere ed architetti che iniziano ad immaginare piccole città sostenibili con case in bio plastica e l’aiuto della stampa 3D.

La strada verso l’ecosostenibilità è stata tracciata, ma i grandi cambiamenti partono da piccoli gesti quotidiani, bastano solo due minuti, anche perché non esiste un pianeta B.

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Eleonora Maunero

Studentessa di ingegneria gestionale. Mi annoio facilmente e coltivo tutte le passioni che mi passano per la testa. La scrittura è una di quelle cui tengo di più. Adoro ballare, leggere, guardare film, fare foto, viaggiare e cantare a squarciagola in macchina