The Mentors: Steve Jobs

Considerato uno dei più grandi visionari di questa epoca, un genio, ancora oggi rimpianto. Le sue creazioni sono sotto gli occhi di tutti, conosciute da tutti, amate o odiate hanno in comune una cosa: avere rivoluzionato il mondo. Se se ne sia andato troppo presto non lo sappiamo, sappiamo però che si tratta di Steve Jobs. 
Chi è?
Steven Paul Jobs, meglio noto come Steve Jobs, nacque il 24 febbraio 1955, a San Francisco,  da madre svizzera, Joanne Carole Schieble, e padre siriano, Abdulfattah “John” Jandali, studente che sarebbe diventato più tardi professore di scienze politiche. Appena nato fu dato in adozione a Paul e Clara Jobs, residenti a Mountain View, in California.  Steve aveva una sorella biologica più giovane, Mona Simpson, scrittrice di successo. I genitori desideravano che fosse cresciuto da una coppia di laureati. Quando scoprirono che la madre adottiva non aveva finito il college, e il marito neppure il liceo, si rifiutarono di firmare le carte finché non le garantirono che sarebbe andato all’università. 
Come stabilito molti anni prima, nel 1972 Steve Jobs si iscrisse all’università, al Reed College, in Oregon. Ben presto capì tuttavia che quei corsi non erano poi tanto interessanti e che la vita del college era troppo costosa per le casse di famiglia. Decise di mollare i corsi ufficiali e di seguire solo quelli che gli interessavano. La prima figlia di Jobs, nacque nel 1978. Egli la riconobbe come figlia solo nel 1986. Nel marzo 1991 si sposò con Laurene Powell. Dal matrimonio sono nati tre figli.
Steve Jobs guidava una Mercedes SL55 AMG senza targa, poiché sfruttava una legge della California che permette ai proprietari di nuovi veicoli di circolare senza, per un massimo di sei mesi, nell’attesa di riceverla e montarla.
Gli inizi
Dopo aver lasciato il college, per risparmiare lasciò la camera del dormitorio e si fece ospitare da amici. Iniziò a raccogliere bottiglie di Coca-Cola vuote, per restituirle ai venditori e avere in cambio cinque centesimi di cauzione. Arrivò perfino a farsi 10 km a piedi per raggiungere il tempio Hare Krishna dove, la domenica, si mangiava gratis. Secondo la biografia non autorizzata, provò pure una dieta di sole mele, nella speranza che ciò gli permettesse di non lavarsi. Non funzionò.  Tornato in California, Steve iniziò a lavorare per Atari, uno dei primi produttori di videogame, poi, con il suo amico e collega Steve Wozniak, decise di mettersi in proprio e nel 1976 fondò la Apple Computer. Per finanziarsi Jobs decise di vendere il suo furgone Volkswagen, mentre Wozniak fu costretto a dare via la calcolatrice scientifica. La loro prima creazione, Apple I, era un computer formato da pochi componenti, dunque abbastanza economico. Aveva alcune caratteristiche innovative per l’epoca. Estetica e design, invece, sarebbero arrivati in futuro: Apple I in pratica era un semplice circuito elettronico. Ne vendettero 200, non male come inizio. Arrivò Apple II, il primo computer fatto e finito. Fin da allora Jobs sosteneva che, una volta tirato fuori dalla scatola, un computer doveva essere pronto da usare, senza parti da montare.  In seguito ci fu l’Apple III che, con i suoi problemi di surriscaldamento, risultò un flop. Il motivo? Nel progetto non era stata prevista la ventola di raffreddamento perché Jobs, pare, la riteneva poco elegante. 
La svolta positiva
Nel dicembre 1979 visitò un centro ricerche dell’azienda informatica Xerox, dove stavano studiando un sistema che avrebbe permesso di comandare i computer attraverso semplici menu a icone. Fu la svolta: è grazie a questa idea, copiata pure dai concorrenti, che Jobs e il suo team riuscirono nell’impresa di trasformare il computer in un elettrodomestico alla portata anche degli utenti meno esperti. La metamorfosi si completò nel 1984 con il lancio del Macintosh, il primo computer controllato, oltre che con la tastiera, con un nuovo e curioso apparecchio che fu ribattezzato mouse. Le quotazioni di Steve Jobs (e della stessa Apple) schizzarono alle stelle. 
E la svolta negativa 
Dopo continui contrasti con l’amministratore dell’epoca, nel 1985, Jobs fu costretto a fare le valigie. Proprio lui che quella realtà l’aveva creata in garage e resa una compagnia da 2 miliardi di dollari e 4 mila dipendenti, veniva messo alla porta, perché ritenuto improduttivo e fuori controllo. «Essere licenziato da Apple» raccontò in seguito, «fu la cosa migliore che potesse capitarmi. […] Mi liberò dagli impedimenti permettendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita».
Next!
Nei panni (di nuovo) del debuttante, Jobs fondò prima un’azienda (NeXT) con l’idea di produrre computer all’avanguardia. Apple intentò una causa legale all’ex-fondatore per cercare di bloccare la sua iniziativa. Le due parti raggiunsero un accordo extra giudiziale con il quale Jobs si impegnò a non assumere personale proveniente dalla Apple e concesse alla sua ex-azienda il diritto di verificare ogni nuovo prodotto NeXT prima dell’uscita sul mercato. NeXT produsse computer migliori e tecnologicamente più avanzati dei concorrenti, ma con prezzi più alti e non riuscì a imporsi sulla concorrenza, anche a causa della comparsa sul mercato di computer economici “cloni” dei PC IBM.
Ciak, si gira!
Nel 1986 acquistò la Pixar dalla Lucas Films, una casa di produzione cinematografica con l’obiettivo di realizzare unicamente animazioni computerizzate. Dopo anni in cui lo studio si manteneva a fatica a galla, nel 1995 nelle sale cinematografiche americane debuttò Toy Story – il mondo dei giocattoli, il primo film realizzato completamente con sistemi di animazione digitale. Un successo incredibile, il primo di quello che sarebbe diventato ben presto il più importante studio di animazione di Hollywood.
Il ritorno
Nel 1996 la Apple Computer aveva necessità di aggiornare il sistema operativo montato sui propri computer e contattò Jobs che propose come il sistema operativo della NeXT e in cambio chiese che la Apple acquisisse la NeXT, all’epoca in grave crisi. Nel 1997, dopo risultati commerciali altalenanti, l’amministratore delegato di Apple Gil Amelio venne allontanato e Jobs assunse nuovamente la carica di CEO ad interim, senza stipendio, ricevendo la cifra simbolica di 1 dollaro all’anno ma ricevendo diversi premi di produzione tra i quali un jet privato da 90 milioni di dollari e poco meno di 30 milioni di dollari in azioni. Tornato al timone della Apple, Jobs si trovò ad affrontare una profonda crisi finanziaria. Lo fece ricorrendo anche ai licenziamenti di massa. Sempre secondo una delle biografie “non allineate”, sembra che Jobs bloccasse i dipendenti negli ascensori, interrogandoli sul loro ruolo in azienda. Se la risposta non gli piaceva, ai malcapitati poteva succedere di essere licenziati su due piedi. Una procedura, questa, che divenne famosa con l’espressione “essere stevizzati”. Già, perché se Jobs è famoso per le sue intuizioni folgoranti, è pur vero che ha un carattere a dir poco difficile: pignolo ed egocentrico.
iProducts 
Sotto la ritrovata direzione di Jobs, la Apple non ha più sbagliato un colpo.  Nel 1998 viene presentato l’iMac, personal computer All-in-one, all’epoca rivoluzionario; Sempre nello stesso anno apre il primo Apple Store; Nel 2001 lancia l’iPod, un lettore digitale di musica che nel 2011 divenne il più venduto al mondo, con una quota di mercato superiore all’80%; Poco dopo arriva iTunes il negozio virtuale dove si possono comprare i dischi: le canzoni si “scaricano” (legalmente e a pagamento) dal web con il computer; Apple computer inc. viene rinominata in Apple inc.  Nel 2007 è la volta dell’iPhone, Apple entra nel mondo della telefonia; Nel 2008 nasce il MacBook Air, non si era ancora mai visto un portatile così sottile; Nel 2010 arriva iPad, la rivoluzione è incredibile; Erano veri e propri eventi di culto, quelle presentazioni: in parte per il suo linguaggio e la sua mimica, in parte per il suo look finto-casual, tutto studiato a tavolino. Fioccano pure le parodie, come quella che, in una puntata dei Simpsons del 2008 vede protagonista un tale mr. Mobs, egocentrico e irascibile padrone di un colosso dell’elettronica chiamato Mapple.
La malattia
Dopo aver scoperto già nel 2003 di essere affetto da una rara forma di tumore maligno al pancreas, meno aggressivo della forma più comune e aver deciso di non comunicare nulla al Consiglio di Amministrazione della Apple, nel luglio del 2004, venne operato per la rimozione del cancro presso lo Stanford University Medical Center in Palo Alto. A causa della malattia, Jobs sviluppò il diabete di tipo uno. Lasciò quindi temporaneamente l’incarico di amministratore delegato a Tim Cook, prima per due mesi e, in seguito, per altri sei nel 2009. Nel 2009 vennero divulgate notizie contrastanti sulla salute di Steve Jobs, a causa anche della sua assenza annunciata al Macworld Conference & Expo di gennaio. Il 20 giugno 2009 uscì un articolo sul sito internet del Wall Street Journal in cui spiegava che nel corso del mese di aprile 2009 aveva subito un trapianto al fegato, nel Tennessee, e che le sue condizioni di salute erano buone. Apple Inc. confermò il suo rientro per la fine del mese di giugno 2009. Durante questo periodo Steve Jobs non salì sul palco a presentare nuovi prodotti per ben due volte.  Il 17 gennaio 2011 Apple annunciò che Steve Jobs aveva richiesto un nuovo congedo medico, precisando che Jobs rimaneva CEO di Apple, continuando a occuparsi delle principali questioni strategiche ma sostituito per le questioni di tutti i giorni da Tim Cook, il COO di Apple. Il 2 marzo 2011, in occasione dell’evento di presentazione dell’iPad 2, comparve sul palco a sorpresa. Il 24 agosto 2011 si dimise da amministratore delegato di Apple. Morì nella sua casa a Palo Alto in California il 5 ottobre 2011, a 56 anni, a causa di una recrudescenza del carcinoma con conseguente arresto respiratorio.
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Fabio Stucchi

Studente di Giurisprudenza. Se dovessi scrivere dei miei interessi, non finirei mai. Non ho mai finito una serie televisiva.