RSI: profitto e sostenibilità per un domani migliore

Per essere un’azienda di successo nel mercato moderno non è più sufficiente offrire prodotti e servizi di qualità. La digitalizzazione dei mezzi informativi ha reso il consumatore medio più attento e critico nei confronti del modus operandi aziendale, in particolar modo a livello di etica e impatto sociale. È per questo che, in anni recenti, il tema della responsabilità sociale d’impresa (RSI), o corporate social responsibility (CSR), ha acquisito enorme rilevanza nell’ambito della gestione aziendale.

Definizione e origine

L’espressione si pone come obiettivo la descrizione della stretta relazione tra impresa e società. Si riferisce in particolare alle implementazioni all’interno del modello d’impresa di strategie per la salvaguardia e il potenziale miglioramento delle condizioni sociali, economiche ed ambientali delle rispettive aree d’azione. Per le PMI questo si traduce in una particolare attenzione nei confronti delle necessità del territorio locale, mentre per le multinazionali in un interesse rivolto a intere nazioni e continenti. Il fine ultimo è quello di perseguire il fine di lucro non riferendosi esclusivamente alle esigenze materiali dei clienti ma anche alla gestione delle maggiori problematiche di carattere etico e sociale.

Questa “filosofia economica” nasce nel corso degli anni Sessanta, quando la discussione intorno all’etica aziendale cominciò ad acquisire particolare rilevanza negli Stati Uniti. L’RSI fu soprattutto una risposta contraria al “minimalismo morale” dell’economista Milton Friedman, il quale sosteneva che:

“l’unica responsabilità sociale dell’impresa consiste nell’usare le sue risorse e dedicarsi ad attività volte ad aumentare i propri profitti a patto che essa rimanga all’interno delle regole del gioco”.

(Friedman, 1962)

Gli oppositori affermarono invece che fosse necessario inquadrare il mercato in una prospettiva più ampia e quindi che i profitti d’impresa dovessero anche generare beneficio per tutta la società..

Benefici e applicazione

La responsabilità sociale d’impresa si fonda su un principio tanto banale quanto importante: le aziende devo astenersi dall’assumere comportamenti ritenuti scorretti dall’opinione pubblica. Il concetto si estende oltre alla semplice legalità, dovendo tenere conto della moralità e delle potenziali ripercussioni sociali. Inoltre, essere socialmente responsabili non vuol dire solamente avere un impatto positivo sulla società ma anche portare all’azienda vantaggi competitivi per differenziarsi dalla concorrenza.

È ormai chiaro che le aziende non vengano più giudicate unicamente in base alla qualità e al gradimento dei prodotti finali ma anche in base alla natura dei processi sovrastanti, in particolare quello produttivo. Confindustria riporta infatti che 7 italiani su 10 sono disposti a pagare di più per i prodotti di aziende riconosciute sostenibili, così da premiare l’impegno e il rispetto dell’ambiente e della società. Il successo di un’impresa nel rispettare le aspettative pubbliche risulta quindi in un’immagine aziendale positiva e in una forte brand awareness.

È quindi l’ambiente circostante a fungere da forza motrice nel processo di responsabilizzazione per garantire un processo produttivo che sia sostenibile e permetta all’impresa di generare benessere per i proprio impiegati. Nella maggior parte dei casi un processo di integrazione volontaria della responsabilità sociale nel tessuto aziendale garantisce valore e profitto di ritorno. Alcune delle ragioni sono appunto la credibilità sul mercato e la maggiore soddisfazione da parte dei lavoratori. Inoltre, sempre più investitori preferiscono investire su compagnie responsabili. Sempre secondo i dati Confindustria, per l’80% delle aziende l’impegno nella sostenibilità si traduce in un netto vantaggio economico-finanziario nel medio-lungo periodo.

Il caso Leroy Merlin

 

La casa di produzione francese ha fatto della responsabilità sociale il cuore del suo brand. La mission aziendale è: “Ogni persona ha diritto alla propria casa ideale.”

L’azienda non solo presta attenzione alle più comuni problematiche in ambito abitativo ma si assicura anche che i propri processi, dall’approvigionamento alla vendita, rispettino l’habitat e il territorio. In tale senso è stato stilato un codice etico ed ogni anno viene realizzato un report di sostenibilità. Inoltre, risale al 2017 la realizzazione di un “Piano di creazione del beneficio comune Leroy Merlin Italia”: gli impegni aziendali sono stati suddivisi secondo i tre temi di Habitat, Azienda e Casa in un’ottica di input e output, ed ognuno è stato associato ai rispettivi SGD (obiettivi di sviluppo sostenibile). Il fine ultimo è quello di misurare, in particolare attraverso i KPI (Indicatori chiave di prestazione), l’impatto ed i benefici sociali, aziendali e ambientali per poterli massimizzare in futuro. L’intenzione è quella di costruire modelli di economia circolare che si sviluppino attorno alle comunità e al territorio.

La parola chiave per Leroy Merlin è appunto generatività:

“Per noi essere generativi significa creare le condizioni perché la comunità generi qualcosa di nuovo e se ne prenda cura “.

(Luca Pereno, coordinatore Sviluppo Sostenibile Leroy Merlin Italia)

Tra alcune delle numerosissime attività promosse nell’ambito del “capitale sociale” troviamo il “Bricolage del Cuore”, un progetto di volontariato d’impresa che offre la possibilità ad ogni collaboratore Leroy Merlin di dedicare una giornata lavorativa all’anno ad attività socialmente utili. Nel 2017 sono stati investiti 219.000 euro per un totale di 660 giornate di lavoro e più di 5.300 ore di volontariato. Altro progetto di grande interesse è “La casa ideale”, primo esempio in Italia di progetto di business sociale tra azienda profit e organizzazioni no-profit. L’obiettivo è fornire sostegno alle organizzazioni che lavorano nell’ambito della povertà abitativa adoperandosi per offrire soluzioni alle comunità più vulnerabili. In breve, alle associazioni selezionate viene data la possibilità di accedere all’intera gamma di prodotti Leroy Merlin a prezzo ridotto.

Per quanto riguarda il “capitale ambientale”, le azioni intraprese al fine di salvaguardare l’ambiente sono molte. Prioritaria è la sostenibilità della totalità dei prodotti in legno, per la tutela di risorse, fauna e flora. A tale proposito l’azienda richiede ai fornitori le certificazioni FSC® e PEFC™ o i documenti di tracciabilità. Relativamente alle emissioni prodotte in fase di produzione e trasporto Leroy Merlin è la prima azienda della grande distribuzione ad effettuare l’inventario GHG (emissioni di gas effetto serra) fin dal 2013 secondo standard internazionale. Inoltre, nel 2017 ha ridotto il consumo di energia elettrica del 7,7% e si è rivolta alla produzione di legname locale, compensando 7 mila tonnellate di CO2 in emissioni dovute ai processi logistici. A livello di trasporto, la fase a maggior impatto ambientale, il progetto Cross Docking ha portato le consegne dirette dai fornitori ai negozi dal 90% al 19%. Inoltre, sfruttando un servizio ferroviario intermodale sono stati ridotti il traffico e la produzione di sostanze inquinanti, passando da 19 Kg di CO₂ all’avvio del progetto ai 5,06 Kg di CO₂ attuali per pallet trasportato.

Conclusioni

Quello di Leroy Merlin è un caso esemplare ma non unico. Il trend degli ultimi anni è ben definito e anche in Italia la responsabilità sociale è un fenomeno in rapida crescita. L’ultimo Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia dell’Osservatorio Socialis testimonia come l’85% delle aziende italiane abbiano intrapreso azioni riconducibili alla responsabilità d’impresa. Nel 2017 gli investimenti in aziende considerate responsabili hanno raggiunto il miliardo e mezzo di euro, con un incremento del 25% rispetto al 2015. Le previsioni per il 2018 attestano un ulteriore incremento di circa il 30%.

Ad ulteriore conferma della fiducia nelle pratiche di RSI troviamo il Manifesto “La responsabilità sociale per l’industria 4.0” lanciato un anno fa da Confindustria. Il documento si rivolge alle imprese nell’intento di rendere il Paese più sostenibile tramite dieci obiettivi chiave. Il percorso da intraprendere è chiaro: l’innovazione dei modelli d’impresa al fine di raggiungere il modello di sviluppo sostenibile indicato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. D’altronde la strada era già stata segnata nel 2013 con l’arrivo dell’indice delle imprese etiche, un primo passo per misurare e comparare le prestazioni sociali, ambientali e di governance.

I dati parlano chiaro: la RSI costituisce un’opportunità e non un ulteriore peso economico. I benefici economici di ritorno sono evidenti sul medio termine. Diventa quindi doveroso aspettarsi dalle aziende l’intenzione di restituire alle comunità e all’ambiente sotto forma di ricchezza, cultura e benessere.

Noi, come consumatori, abbiamo il compito di essere sempre più critici nell’acquisto di prodotti e servizi. Possiamo, e dobbiamo, lavorare insieme alle imprese per costruire un futuro prospero e fondato sulla sostenibilità, la tutela ambientale e sociale.

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Lorenzo Gramigni

Studente di Ingegneria Informatica. Per sconfiggere la noia mi lancio sempre a capofitto in nuove avventure ma la mia più grande passione rimarrà sempre viaggiare!