Come affrontare un discorso pubblico e uscirne Vittorioso

Dall’alba dei tempi, l’uomo ha sempre cercato di far valere le proprie idee in società tramite l’uso della parola. Potentissima arma a doppio taglio, l’oratoria si è sviluppata man mano nei secoli e millenni evolvendosi tramite i cambiamenti culturali delle varie epoche.

Quando strumenti tecnologici, pubblicità e immagini computerizzate molto d’effetto ancora non esistevano, avvocati, insegnanti e uomini politici non avevano altro mezzo di persuasione altrui se non la propria voce e il loro modo di porsi in discorsi solitamente pubblici. Chi non sapeva parlare o non aveva la preparazione generale per tenere viva una conversazione di un certo livello, rientrava nella massa, facilmente controllabile.

Se le tecniche di marketing si sono velocemente evolute negli ultimi decenni, il buon uso delle parole è comunque rimasta una qualità apprezzata in una figura professionale che, per definizione, deve saper far trapelare la propria confidenza con il lavoro assegnatogli sin dal primo colloquio.

Non è infatti chiesto a chiunque di essere un buon oratore, ma una persona che abbia intenzione di lavorare in un contesto, come un’azienda, basato fondamentalmente sulla pluralità delle risorse umane, deve saper presentare se stesso in modo convincente e senza insicurezze.

Il nostro curriculum o le nostre pagelle scolastiche possono raccontare molto sul nostro passato, sulle esperienze e i risultati che abbiamo raggiunto grazie ai nostri sforzi però nulla dicono a chi legge riguardo al tipo di persona che ci rappresenta. Gli sguardi, il tono della nostra voce e l’organizzazione del discorso che andremo a fare ci definirà come individui e farà sì che chiunque altro si faccia un’idea più o meno sbagliata su di noi.

GLI ANTICHI INSEGNANO …

Già nell’antica Grecia il celebre filosofo Socrate, intorno al IV secolo a.C., secondo quanto narrato negli scritti del suo allievo e discepolo Platone, celebrava l’uso della parola per tramandare la filosofia, nel suo caso un’indagine sull’interiorità delle persone con le quali interloquiva per portare loro stessi ad una nuova consapevolezza dell’essere. Secondo Socrate un testo scritto non avrebbe mai avuto infatti il forte potere del dialogo per far giungere i lettori a porsi delle domande filosoficamente corrette, in quanto non era modellato sul momento per la persona stessa.

Sempre nell’antica Grecia e non molto lontano da Socrate troviamo anche il movimento dei Sofisti, i “maestri itineranti”, che celebravano la potenza della parola e l’uso della retorica per persuadere le persone mediante il linguaggio. Ben avevano compreso tali sofisti che la parola fosse un potente strumento di controllo delle masse e uno dei più importanti pensatori del movimento, Protagora, arrivò persino a parlare di “relativismo della conoscenza”. Questa dottrina celebrava il fatto che l’uomo fosse misura di tutte le cose e fu manifesta in scritti dell’epoca in cui troviamo filosofi del movimento che, tramite l’uso di complicate frasi sintatticamente corrette ma in pratica senza senso, riuscivano a negare il possibile e ad affermare fatti innaturali.

Fu poi Cicerone, vissuto nel primo secolo a.C. nei pressi di Roma, a sistematizzare l’arte del parlare in pubblico. Dalle Verrine alle Catilinarie, i suoi discorsi lo hanno reso il più grande oratore di tutti i tempi e le sue opere sono ampliamente lette e studiate ancora oggi come gioielli dell’arte oratoria. Tanta fama è certamente meritata; ecco infatti alcuni dei suoi consigli, lasciati nel trattato “De Oratore”, per ideare e pronunciare il discorso perfetto.

  • Dividere il testo in sezioni precise e ben riconoscibili tra loro in modo da evitare confusione negli ascoltatori ed essere più incisivi. Cicerone chiama queste parti Exordium, Narratio o expositio, argumentatio e conclusio.
  • Abbinare stati d’animo ad ognuna delle sezioni. L’oratore non deve lasciarsi prendere dalle emozioni durante il suo discorso ma deve riuscire a trasmetterle al pubblico (movere), creando interesse nei confronti dell’argomento (delectare).
  • Nella conclusio, trovare sempre un modo per avvalorare la propria tesi. Dopo un discorso intero, deve infatti essere ben chiaro agli ascoltatori quale messaggio è necessario che gli rimanga in mente!
  • Sfruttare la Concinnitas, ovvero la ridondanza degli accenti nelle parole. Un periodo le cui proposizioni siano infatti disposte in maniera simmetrica risulterà più armonioso e allo stesso tempo potente di uno costruito in maniera disordinata.
  • Aver memorizzato perfettamente gli argomenti da dover trattare. Non c’è infatti niente di più sbagliato dell’imparare un discorso completamente a memoria. Per non avere esitazioni nell’esposizione è però necessario conoscere perfettamente il susseguirsi degli argomenti chiave e i collegamenti logici tra loro.

ALCUNI GRANDI ORATORI DEL ‘900

Non chiunque condividerà le linee guida ciceroniane, ma tutti i grandi discorsi che sono stati in grado di cambiare la storia hanno certamente avuto una struttura ben elaborata e un oratore che sapesse quanto distaccarsi dalle proprie emozioni per mantenere la lucidità.

Prendiamo l’esempio del celebre messaggio “I have a Dream”, pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. In ogni parola del pastore protestante si riscontra tutta la sua sicurezza.  La paura è infatti un sentimento che il pubblico è in grado di percepire e potrebbe togliere credibilità alla nostra figura.

La sua voce è calma e scandita e da subito l’uomo mette in chiaro il suo intento senza ambiguità o paura di nascondersi.

Il respiro di Martin Luther King è regolare, le frasi corte in modo da poter vibrare come lame affilate nell’aria, il tono della voce si alza solo nei momenti culminanti del discorso. Proprio in questi, il pastore stacca completamente gli occhi dal foglio e si rivolge al pubblico, coinvolgendolo, emozionandolo.

Premio Nobel per la Pace nel 1979, anche Madre Teresa di Calcutta è degna di nota in materia di discorsi. La donna era solita scriverli in anticipo ma poi al momento di pronunciarli preferiva invece andare a braccio.

Il suo intento era quello di aprire le menti di coloro che ascoltavano e la sua voce mai fu aggressiva, mantenendo invece un ritmo lento e un volume basso per trasmettere serenità agli ascoltatori.

Passando poi ad analizzare l’aspetto più propriamente fisico, il corpo di Madre Teresa, per quanto minuto e un po’ accartocciato, non risultava mai contratto. Al contrario, la vecchiaia contribuiva a creare una sensazione di serenità.

COSA SI PUO’ IMPARARE DA QUESTE FIGURE?
  • Crea un tuo stile personale nella scelta delle parole e del linguaggio in modo che a chiunque ti abbia già ascoltato o tio riascolti in futuro risulti distintivo;
  •  Cerca di donare al tuo corpo compostezza ed evita l’eccessiva gestualità se non nei momenti culminanti del discorso;
  • Ricordati le modulazioni di ritmo: rallentare può essere utile per esprimere un concetto importante;
  • Non dimenticare di fare delle pause! Queste ti aiuteranno a raggruppare temporaneamente i pensieri e concederanno al pubblico qualche momento per riflettere su quello che hai appena detto.

 

 

Che tu ti stia quindi preparando per parlare ad una conferenza, discutere una tesi di Laurea o affrontare un colloquio di lavoro, mostra agli altri di avere sicurezza in te stesso, in quanto questa non è sinonimo di presunzione e segui qualcuno dei consigli dei grandi oratori del passato… la storia aiuta sempre!

Isotta Dellucca

Sono una studentessa di Ingegneria Aerospaziale. Oltre alle scienze, amo la musica e la scrittura!