The Mentors: Paola Zukar

Genovese, classe 1968, conosciuta come “la signora del rap”, Paola Zukar rappresenta una delle più grandi figure che hanno contribuito ad affermare il mercato del rap in Italia. Con la sua agenzia Big Picture Management ha realizzato il desiderio di diffondere la cultura hip-hop, fino a renderla la sua vera e propria professione.

Colpo di fulmine: i primi contatti col rap

Il primo contatto con il mondo rap è stato da adolescente, quando la giovane Paola aveva poco più di 10 anni: il televisore, uno dei pochi del quartiere, trasmette un video degli Sugarhill Gang con una musica strana, ripetitiva ma tutt’altro che noiosa e dei ragazzini gasatissimi ballano a ritmo di musica. Qualche anno dopo un altro episodio: al cinema proiettano il film Breakin’, teen-movie d’oltreoceano, una sceneggiatura semplice ma con musiche e coreografie che le rimangono in testa fino al punto da spingerla a comprare il vinile di quella colonna sonora: sente di aver scoperto qualcosa di nuovo ma semplice allo stesso tempo, un richiamo che dall’America giunge ai ripetitori delle strade di Genova e attirerà l’attenzione di Paola per gran parte della sua vita.

“di tutto quell’immaginario, a Genova non ce n’era traccia, ma io volevo a tutti i costi farne parte. E non solo avrei voluto farne parte, ma avrei anche voluto farlo conoscere a più gente possibile”

Il rap in Italia: gli inizi con Alleanza Latina e le difficoltà del mercato rap

Dai primi anni ’90 collabora con Alleanza Latina (conosciuta anche come Aelle), il primo magazine italiano che si occupò di tradurre i linguaggi dell’hip-hop in modo comprensibile al pubblico italiano. Tutto partì da una lettera spedita da Paola alla redazione di Aelle per avvicinarsi all’editoria di genere al fine di muovere i primi passi nel mondo rap. Si occupò di distribuire le copie fisiche a mano fino a conoscere ed intervistare i maggiori esponenti di quella sfera: per diversi anni sarà la sua palestra che, unita ai frequenti viaggi in America per rimanere aggiornata su quel nuovo affascinante mondo, le permetterà di acquistare capacità ed autorevolezza in quell’ambiente così difficile.

Tuttavia, negli anni Duemila la musica rap in Italia cominciò a subire duri colpi che ne misero a serio rischio la circolazione: l’interesse verso il genere stava calando progressivamente e di conseguenza l’editoria ne soffriva, tanto da far chiudere Aelle per carenza di risorse economiche; la produzione e distribuzione rap avanzava col contagocce, a tal punto che i maggiori protagonisti rap anni ’90 emigrarono verso altri stili più melodici; anche i festival musicali snobbavano sempre più questo contesto contribuendo ad impoverire la scena. Nonostante questa situazione di stallo, c’era ancora una fetta di pubblico disposta ad ogni modo pur di accedere a quei prodotti; questo approccio tutt’altro che passivo convinse Paola a perseverare sul progetto e investire seriamente per rifondare il mercato. Intorno a lei non c’era ottimismo, ma non si arrese; era convinta che il rap potesse rappresentare la scossa della produzione musicale in quel momento.

“il rap ha per sua natura una mentalità imprenditoriale perché intercetta desideri ed esigenze della gente, e li racconta così come sono, senza filtri”

L’approdo in Universal e la scommessa Fabri Fibra: la svolta mainstream

Dopo la chiusura di Aelle, l’Universal affida a Zukar la promozione degli artisti rap internazionali: si occupa del percorso produttivo e logistico dei progetti in cantiere. L’esperienza nell’industria discografica la forma tantissimo, così decide di mettere in piedi un mercato per il rap anche in Italia dove fino ad allora non presentava casi mainstream. Paola aveva una grande determinazione e una passione per il genere, ma il percorso non fu semplice: era necessario un grande adattamento di lingua e di struttura alla forma canzone; in più il settore musicale italiano è storicamente maschilista, in cui fa notizia una donna nei panni di direttore d’orchestra o di produttore, ma nonostante questo riuscì con dedizione ad affermare la sua figura professionale.

Nel 2006 propose all’Universal France il nome di Fabri Fibra: fu un grande successo. L’artista era praticamente su tutti i media, trasmesso sulle più importanti frequenze radiofoniche, ospite in televisione ed intervistato dai giornali; una curiosità verso un genere musicale che aumentava esponenzialmente.

La Zukar aveva fatto centro, aveva stimolato un dibattito e quindi un contatto con il grande pubblico; era la conferma di tutte quelle intuizioni, dell’esigenza di far circolare quei messaggi e quelle identità, azioni rese possibili soprattutto dal proliferarsi di Internet. E i numeri le dettero ragione: nel 2017 Fibra contava 9 album in studio totalizzando 1 milione di dischi venduti certificati da 4 Dischi di Platino, 1 Multiplatino e 2 Dischi d’Oro.

La sua creatura: la Big Picture Management

Nel 2006 fondò la Big Picture Management, agenzia che cura gli interessi dei suoi artisti, a cui si aggiungeranno altri nomi importanti quali Clementino e Marracash. I numeri e i riconoscimenti commerciali furono finalmente la conferma di un mercato importante e di una effettiva diffusione nel territorio: un passe-partout per i maggiori festival nazionali quali il MIAMI di Milano, il Primo Maggio di Roma e soprattutto il Festival di Sanremo, eventi ritenuti irraggiungibili per il genere fino ad allora. Un aumento di pubblico tale da spostare il centro di esposizione dai centri sociali ai palazzetti e le piazze, totalizzando diversi sold out e compiendo un’espansione importante non solo in Italia ma anche oltre i confini nazionali; a dimostrazione di ciò, il suo assistito Clementino ottenne nel 2017 a Los Angeles il riconoscimento “LA Italia Excellence Award” dedicato alle eccellenze italiane che hanno conquistato l’America, risultato importante per l’artista partenopeo dedicatosi da sempre alla diffusione della cultura della sua terra d’origine.

Impegni ed obiettivi

Ma il percorso svolto ed i risultati raggiunti non fermano i suoi obiettivi: recentemente sta offrendo la sua testimonianza ai più giovani attraverso lezioni di Marketing e Comunicazione Musicale alla Cattolica di Milano e alla Napier Academy; inoltre nel 2017 il suo primo libro “RAP. Una storia italiana” in cui racconta l’esperienza personale e del genere musicale nella Penisola. La sua esposizione mediatica è cresciuta negli ultimi anni, spinta da una volontà di mettersi al servizio di chi vuole intraprendere la strada del business nell’intrattenimento musicale.

La carriera di Paola Zukar è sicuramente esempio di passione, impegno e continuo aggiornamento delle competenze: dimostrazione che queste qualità sicuramente contribuiscono ad una conoscenza del contesto tale da raggiungere gli obiettivi professionali. La sua figura, inoltre, è la realizzazione di come la propria professione può congiungersi alle passioni, con una tenacia che permette di superare gli ostacoli che un mercato allo stato embrionale può presentare.

Alberto Buzzerio

Studente di comunicazione, difficilmente mi annoio. Coloro le giornate attraverso chitarre, padelle e sconosciuti che ricordo.