Vivere il Visionary Days 2019

Il Visionary Days 2019 ha saputo nuovamente sorprendermi. Gli organizzatori hanno innalzato l’evento ad un nuovo livello, migliorandone l’esperienza, coinvolgendo ospiti sempre nuovi e mandando un messaggio importante a tutti i giovani visionari del mondo.

Visionary Days 2019
L’inizio

Lo ammetto, aspettavo il 23 Novembre 2019 con trepidazione e curiosità.

L’anno scorso, il mio primo Visionary Days era stato fantastico (clicca qui per leggere l’articolo) e non vedevo l’ora di vedere come l’evento si sarebbe evoluto.

A Torino batte incessantemente la pioggia quando arrivo alle OGR (Officine Grandi Riparazioni). Percepisco subito un’atmosfera positiva: il tepore della location, l’odore del caffè che dà inizio alla giornata, l’adrenalina tra le persone che mi circondano.

Il numero dei presenti nella hall e gli amici che incontro, mi danno subito la consapevolezza che l’edizione 2019 avrà una portata ancora maggiore.

Dopo un po’ di inevitabile attesa, eccomi pronto per l’inizio del #VD19. All’ingresso in sala mi viene consegnato un kit di benvenuto contenente le informazioni principali dell’evento, alcuni gadget (sempre apprezzatissimi) e il badge di partecipante che riporta stampata una frase che rappresenta ognuno di noi.

L’atmosfera è vibrante: ci siamo, stiamo davvero per iniziare!

Raggiungo il mio tavolo e conosco i miei 8 compagni di giornata: provenienze geografiche diverse, storie diverse, idee diverse. Ci presentiamo, parliamo qualche minuto di noi aspettando che tutti i tavoli siano pronti.

Quando il presentatore sale sul palco arriva una notizia inaspettata. Quest’anno il VD si sarebbe dovuto svolgere in contemporanea tra due città, Torino e Genova, coinvolgendo 1500 visionari. Per le avverse condizioni climatiche gli organizzatori sono stati costretti ad annullare l’evento di Genova. Momento fortemente emozionale: lo sconforto dall’altra parte è palpabile ed un applauso è il più che meritato tributo per tutto il team di Genova che tanto si è impegnato per la realizzazione di un evento del genere. Ma non temete, la città di Genova tornerà più determinata che mai nel 2020.

Il tema centrale e le sessioni tematiche: si entra nel vivo dell’evento

Il tema centrale del 2019 è: Quali forme per il prossimo pianeta?”

I talk sono divisi in sessioni tematiche ciascuna della durata di un’ora e divisa in due momenti: ispirazione, con talk introduttivo di 15′ dal palco centrale, e contaminazione, con 45′ di confronto in plenaria tra i tavoli virtualmente connessi.

La prima sessione tematica ha come argomento le risorse: la loro importanza, la loro quantità e il consumo scellerato da parte dell’uomo. Ecco che sale sul palco Gabriella Greison, definita la donna della fisica divulgativa italiana: parla dell’acqua e delle sue diverse forme nella natura avvalendosi di Volta, di Leonardo da Vinci, di Einstein, di Calvino, di Shakespeare e delle loro riflessioni. Dice che “l’acqua unisce ciò che l’uomo divide” e parla della sensibilità che ognuno di noi ha nel considerare le risorse.

Finisce il primo talk ed inizia la fase di contaminazione: i visionari, guidati dai moderatori, iniziano discutere su quanto detto da Gabriella. Ognuno dà il suo punto di vista, ognuno prova a dare una soluzione al problema della gestione delle risorse del nostro pianeta. L’interazione è notevole: una delle cose più belle del VD è poter ascoltare diversi punti di vista ed interagire con persone aventi i più diversi background.

Dopo una breve pausa caffè, si inizia subito con la seconda sessione tematica: gli abitanti.

Sale sul palco Duccio Canestrini, antropologo presso l’Università di Pisa, giornalista e scrittore.

Le sue sono parole forti: parla di come la rovina del nostro pianeta sia da imputare all’uomo e di come la specie umana danneggi le altre specie viventi col solo scopo di trarne un vantaggio personale. Parla di etica e cita un professore di Harvard, Edward O. Wilson, secondo il quale l’uomo deve farsi carico di una responsabilità per preservarsi: riporta una teoria secondo la quale la Terra dovrebbe essere per metà abitata e per metà costituita da un immenso parco naturale.

Parla poi di regole che l’uomo deve darsi per poter vivere in un pianeta “desiderabile”, affermando che: “Il progresso tecnologico non deve servire per abbandonare il pianeta ma per restarci, correggendo un disegno deficiente”.

Ricomincia una nuova fase di contaminazione durante le quale discutiamo animatamente del problema: mi piace l’interazione che ho con gli altri visionari. Ognuno aggiunge un pezzo del puzzle. Andiamo avanti.

Nel frattempo una Intelligenza Artificiale (IA) chiamata Lee, sta raccogliendo informazioni da ogni tavolo e sta creando il Manifesto, frutto delle nostre interazioni.

Inizia la terza fase di ispirazione: sale sul palco Massimiliano Tellini, responsabile dell’innovation center di Intesa Sanpaolo, parlando di Economia Circolare. Focalizza l’attenzione su come sia più importante riprogettare piuttosto che riciclare, poiché ciò che ricicliamo non è progettato per essere smaltito nel modo giusto.

Si sofferma sulla sostenibilità e su come essa sia fondata su un modello in realtà non sostenibile. Racconta degli obiettivi dell’economia circolare e della transizione culturale del nostro periodo storico affermando che “La natura è circolare. Perché dunque l’economia dovrebbero essere lineare? Chi rimane lineare vive un paradigma che si scontra con la realtà.”

Si prosegue con l’intervento di Carlo Messina, CEO dell’Intesa Sanpaolo, che parla dell’accesso ai beni materiali e della loro condivisione come possibile soluzione.

Ha inizio quindi la terza fase di contaminazione e anche stavolta i dialoghi sono avvincenti: colleziono nuovi spunti e mi sento soddisfatto per lo scambio di punti di vista.

Si arriva alla pausa pranzo che vola via tra un discorso e l’altro. Giusto il tempo di riprendere le energie e siamo già alla quarta sessione tematica: la Nuova Terra.

A prendere la parola è Amedeo Balbi, astrofisico, divulgatore scientifico e saggista italiano, che racconta di spazio e di nuovi pianeti abitabili. Parla dei sogni umani di esplorare nuovi pianeti, sistemi solari, galassie. Secondo Balbi,  la  Terra dovrà sempre rimanere la nostra priorità: “Ciò che è sicuro è che abbiamo un solo pianeta abitabile, la Terra ed è l’unica casa che abbiamo. Questo non per smettere di sognare al di fuori: quando studiamo gli altri mondi, cerchiamo anche di capire il nostro.”

Inizia l’ultima fase di contaminazione in cui riflettiamo insieme su come immagineremmo un nuovo pianeta: nel mio tavolo si parla di destrutturazione, di città in simbiosi con la natura, di abitazioni modulari e di stampa 3D del cibo.

I talk finali: riflessioni e punti di vista sempre nuovi

Si prosegue con un talk sulle Smart Cities con Paul Kapteijn che spiega come sia necessario riprogettare le città affinchè esse siano pià “intelligenti”. Parla di sensori, di Internet of Things, di progetti in Arabia Saudita e Canada. Ci invita a riflettere con le parole: “come possiamo impiegare la tecnologia mantenendo al primo posto la comunità?”.

Giorgio Neri e Daniele Lucà di FCA Group proseguono con un talk dedicato alla mobilità elettrica: parlano di come le città siano il baricentro sia dei cambiamenti sia dei problemi, parlano delle sfide della e-mobility e dell’obiettivo di rendere il veicolo elettrico più accessibile a tutti.

Cecilia Sala e Vincenzo Spadafora, Ministro delle Politiche Giovani, sono poi protagonisti di un talk interattivo. I temi sono delicati, le domande dirette. Il ministro parla di giovani e di collaborazione tra giovani ed istituzioni per progredire: “Chi è in questa sala sta già dicendo “io ci sono”. Non dobbiamo dimenticare la partecipazione attiva e diretta. E venire oggi qui, ha confermato questo mio pensiero. Mi stimola sempre molto il confronto con i ragazzi. Spesso quando chiedo loro quali siano i loro sogni, mi rispondono “avere una famiglia, un lavoro”. Questi non dovrebbero essere sogni, questi sono diritti.”

Ci avviamo verso la conclusione: si susseguono sul palco centrale Andrea Daniele Signorelli (giornalista di tecnologie, politiche e società), il Professor Giovanni Quaglia (fondazione CRT), Francesco Profumo (Intesa Sanpaolo), Sebastiano Foti (Politecnico di Torino), Domenico Di Maio (Agenzia Nazionale per i giovani), Linda Raimondo (brillante studentessa col sogno dello spazio) e infine Chiara Appendino, sindaco della città di Torino: “Il cambiamento può fare paura, esso non si deve fermare ma governare”. Parla delle prossime sfide della città di Torino e dell’intera Italia rimarcando l’importanza di lavorare tutti insieme per risolvere problemi che altrimenti sarebbero insormontabili.

La conclusione: il Manifesto e il rinnovato appuntamento per il 2020

Dopo 10 intense ore la giornata si conclude in bellezza con le parole di Carmelo Traina, presidente di Visionary Days, che manda un importante messaggio a tutti i visionari del mondo: “Noi visionari cerchiamo solo dei compagni per sentirci meno soli, con meno paura del futuro. Ma questo futuro oggi, visto così, fa davvero paura?”.

E’ la giusta conclusione di una grande giornata. Poco dopo ad ogni partecipante verrà consegnato il Manifesto cartaceo creato da Lee insieme a tutti i visionari presenti.

Il 21 Novembre 2020 Visionary Days avrà un nuovo capitolo e coinvolgerà 2500 giovani in contemporanea da 5 città d’Italia. Tu ci sarai?

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Domenico Catalano

Ingegnere curioso per natura, appassionato di tecnologia e serie TV, amante dello sport, di statistiche ed organizzatore di viaggi, vive pensando che occorra avere sempre una visione che vada oltre la visuale