Pininfarina: Design e Innovazione

Come Purezza, Eleganza ed Essenzialità creano il progetto perfetto

Cosa vuol dire essere un imprenditore?

Sfide quotidiane, decisioni difficili, responsabilità. Tanti ingredienti più o meno amari scandiscono la giornata di chi si ritrova a gestire un’azienda intera. Se poi come ciliegina sulla torta ci sono centinaia di dipendenti e sedi sparse in tre continenti, possiamo dire con certezza che non ci si annoi.

Per comprendere più a fondo cosa veramente voglia dire “fare l’imprenditore”, JEToP ha avuto il piacere e l’onore di incontrare Paolo Pininfarina, Presidente dell’omonima Pininfarina, che abbiamo scoperto possedere una lunga storia familiare ricca di traguardi importanti, come la prima Galleria del Vento per autoveicoli in Italia.

Ringraziamo ancora l’ing. Pininfarina per la disponibilità mostrataci e riportiamo in questo articolo l’intervista che abbiamo potuto svolgere con lui! 

 

Pininfarina oggi è una realtà molto importante nel settore del design automobilistico. Com’è che da una piccola impresa siete riusciti a trasformarvi in quella che oggi è Pininfarina?

Ritengo la Pininfarina un’azienda molto speciale in quanto sin dal principio c’è stato un legame fortissimo tra l’impresa stessa e la famiglia. Inizialmente, il primo stabilimento della carrozzeria Farina era gestito da tre fratelli e questo faceva sì che la vita lavorativacoincidesse con quella familiare. 

Nel 1930, da poco diventato padre, mio nonno decise di voler investire per il futuro del figlio gettando le basi per una nuova azienda: la Società Anonima Carrozzeria Pinin Farina. 

Il senso di appartenenza 24 ore su 24 insieme alla volontà di dare una continuità tra le generazioni instillando l’importanza dell’ingegneria e dell’inglese, il rispetto dei clienti e l’eleganza della linea, l’hanno resa in 90 anni l’azienda che conosciamo oggi.

 

 

Cosa vuol dire per lei essere imprenditore e quali sono i suoi punti di forza e le sfide che sta affrontando Pininfarina in questo periodo? 

Essere imprenditore è una missione che richiede ottimismo, volontà, ma talvolta anche realismo e  pessimismo della ragione. È fondamentale non abbattersi nelle difficoltà, cercando di governare il cambiamento vedendolo non come una minaccia ma come un’opportunità

La capacità di innovarsi è un concetto chiave, vi faccio qualche esempio: negli anni ’70 ci fu un’enorme crisi energetica in quanto il prezzo della benzina salì alle stelle e le persone furono costrette a dover girare a piedi. Di conseguenza l’industria automobilistica venne penalizzata ma la Pininfarina, da sempre sostenitrice dell’efficienza energetica e dell’aerodinamicità, decise di sfruttare quest’occasione per investire insieme al Politecnico di Torino nella prima galleria del vento in Italia

Quella che sembrava una crisi divenne in realtà un’occasione incredibile. Oggi come allora, il concetto di energia e sostenibilità è un concetto cardine della società attuale che sta dando sempre una maggiore importanza al fenomeno dell’elettrificazione. Di conseguenza, siamo in continua ricerca di nuove soluzioni.

 

 

Qual era la sua vision quando divenne presidente? Può dire di averla realizzata oggi? 

La mia fu una successione tragica in quanto nel 2008, oltre al dover affrontare una crisi economica mondiale, mio fratello venne a mancare improvvisamente.

Decisi quindi di focalizzarmi sui punti di forza dell’azienda, esaltandone i valori e liberandomi delle debolezze.

La nostra è un’azienda fatta di uomini intelligenti, non solo di macchine o linee di produzione, e diventa quindi fondamentale mantenere i talenti trasmettendo quelli che sono i valori fondamentali del nostro operato: chiunque lavora alla Pininfarina sa che ogni progetto deve essere innovativo, essenziale, puro ed elegante.

Un’altra cosa su cui ho lavorato è stata la distinzione tra i vari ruoli nella gestione aziendale: mio nonno era parte integrante della società e si occupava di tutto, ma negli anni ci siamo evoluti. La seconda generazione viene infatti definita del “noi”, mentre con la terza si è cercato di andare a proteggere la matrice familiare. Voglio bene a Pininfarina! 

 

Dove vede Pininfarina tra 10 anni? Come vorrebbe che continuasse a svilupparsi l’azienda?  

Abbiamo operato una profonda diversificazione della produzione. Mio padre aveva già capito alla fine degli anni 80’ che la capacità di progettare automobili potesse essere applicata anche ad altri settori con uguale successo.

Su 700 dipendenti, 100 lavorano fuori dall’automotive nella creatività, sia in Italia sia all’estero. I vertical che vedo nei prossimi 10 anni per Pininfarina sono: aeronautica, nautica ed architettura (progettazione, urbanistica, smart cities, mobilità). In parallelo vedo anche una crescita geografica: in un mondo sempre più globale è fondamentale avere una presenza estesa. Siamo già in Cina, negli USA e in Germania. Ma siamo solo all’inizio, si può fare sempre di meglio. A Shanghai abbiamo raddoppiato gli uffici. Prima fatturavamo 3 mln di euro, oggi 10. E’ diventato il 10% del fatturato globale.

Riassumendo: crescita settoriale nell’ambito del design (progettazione), crescita geografica focalizzandosi in mercati promettenti e reattivi, crescita delle fuoriserie. Infatti le “icone” sono opportunità per esplorare soluzioni innovative applicabili poi ai modelli in serie.

 

Come si interfaccia la realtà di Pininfarina con il Politecnico di Torino?

Abbiamo un rapporto di collaborazione consolidato con il Politecnico, per il quale teniamo sempre un occhio di riguardo. Il secondo presidente di Pininfarina, mio padre, si è laureato al Poli nel 1950, il terzo presidente anche, nel 1981, e io mi sono laureato al Politecnico di Torino nel 1982. Tra architetti e ingegneri abbiamo e abbiamo avuto tantissimi laureati del Politecnico di Torino. Molti di loro hanno fatto la storia della Pininfarina: si pensi a Cogotti (aereodinamica), Ramacciotti, Fumia. Abbiamo anche un programma legato ai figli dei dipendenti.

 

Quale consigli lascerebbe ad uno studente del politecnico di oggi?

Ho due figli che sono studenti del Politecnico. Ritengo che i consigli indispensabili siano:    

– Disponibilità a lavorare in gruppo

– Essere curiosi, leggere, informarsi, non fermarsi alle apparenze nelle cose

– La conoscenza dell’inglese

– Disponibilità a viaggiare: spesso succede che proponiamo a studenti esperienze partendo da luoghi remoti.

 

“Il resto ci sta, ma è come mettere una ciliegina sulla torta: gli aspetti fondamentali sono quelli che vi ho elencato.”

Ing. Paolo Pininfarina 

 

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Isotta Dellucca

Studio Ingegneria Aerospaziale e nel tempo libero mi cimento nel pianoforte, nelle lingue straniere o nella scrittura. Amo studiare il meccanismo tramite il quale le parole riescono a trasmettere messaggi unici ed emozioni.

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