Stefano Tiozzo: una scelta coraggiosa per realizzare un sogno

Da Torino a Mosca passando per il mondo, in cerca di immagini ed emozioni
Ognuno di noi, almeno una volta, ha sognato di abbandonare tutto per cambiare vita e girare il mondo, per immortalare attimi, sensazioni ed emozioni che ci possano lasciare un segno indelebile nel nostro cuore. Ma pur essendo in molti a fantasticare su un cambiamento così radicale, sono in pochissimi a trovare il coraggio per farlo.    Torinese di nascita, classe 1985, Stefano Tiozzo è uno di loro. Dopo essersi laureato in odontoiatria, a 24 anni riceve in regalo la sua prima reflex, appassionandosi sempre di più ad un mondo fino ad allora poco esplorato. Tale passione lo ha portato negli anni a stravolgere la sua vita, professionale e non. Ispirati dalla sua storia, abbiamo avuto l’immenso piacere di intervistarlo, cercando di scoprire quale segreto si cela dietro ad un cambiamento del genere.  .
Sei un dentista, un viaggiatore, un fotografo, un videomaker ed uno storyteller, come ti piace definirti?

Sono tutte definizioni vere, ma se dovessi sceglierne una sarebbe fotografo, perché anche se il mio lavoro ha pochissimo a che vedere con la fotografia, tutto è partito da lì. Io lavoro sì con le immagini, ma soprattutto con le emozioni che girano attorno ad esse, attorno alle mie storie, ai miei video e alle mie esperienze.

Quindi fotografo sì, ma anche videomaker, storyteller e youtuber

E pur non lavorando più come dentista, come mi capita di dire scherzando a qualche amico, “Once dentist semper dentist”!

Negli ultimi 5 anni hai stravolto completamente la tua vita. Eri un medico ma poi hai deciso di lasciare tutto e diventare un viaggiatore. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione e dove hai trovato il coraggio per farlo?

Una scelta di questo tipo è senz’altro complicata e multifattoriale: sono una serie di processi lunghi e che si covano per molto tempo che ti spingono a prendere decisioni del genere, e che soprattutto ti portano all’attenzione del mondo.

Il momento in cui ho deciso ufficialmente di abbandonare il camice è stato quando io e mia moglie abbiamo deciso di sposarci, ma prima di ciò è stato necessario andare a sviluppare una competenza nel settore che più mi appassionava. Competenza creata negli anni, con numerosi video e investimenti che mi hanno permesso di costruire una professione. 

A quel tempo il mio lavoro da dentista andava a gonfie vele: guadagnavo bene e avevo una posizione prestigiosa, ma era tutto mediocre per me. Dall’altro lato c’era una sorta di gioia, di luminosità, che era incomparabile con quello che facevo, e che piano piano mi attirava sempre di più.

Poi, col passare del tempo, l’unione di brutte esperienze lavorative insieme a delusioni nella vita privata, sono stati un trampolino di lancio per passare ad essere da Dr. Jekyll a Mr. Hyde. 

Nel 2016 ho scelto che avrei provato a cambiare vita, ma invece di tuffarmici a capofitto ho preferito inizialmente tenere il piede in due scarpe riducendo il lavoro da medico e viaggiando sempre più spesso in giro per il mondo. 

Mi ritrovavo a lavorare due giorni a settimana dentro allo studio, e i restanti a caccia di aurore boreali insieme a gruppi di turisti. La settimana dopo lavoravo altri due giorni e poi partivo per l’Oman, il Perù o magari tornavo in nord Europa. 

Facendolo mi sono reso conto che la cosa poteva funzionare ma ero frenato, correvo con un piede solo perché l’altro era fermo nello studio. Quando poi io e Sati abbiamo deciso di sposarci, essendo lei russa e dovendomi trasferire a Mosca, ho deciso di lasciare definitivamente il camice.

È stato un percorso più lungo o più breve di quanto ti aspettassi?

Più breve. In molti pensano a un cambio così radicale ma in pochi lo fanno effettivamente. È un processo a fasi: nella prima fase, dove arrivano in tanti, si comincia a pensare e a fantasticare su quello che potrebbe significare cambiare vita; nella seconda, dove già ci arrivano in pochi, ci si inizia a pensare più seriamente capendo effettivamente cosa potrebbe essere; infine c’è l’ultima fase, quella in cui si agisce. E lì ci arrivano in pochissimi. Credevo che la fase intermedia sarebbe durata molto più tempo e che avrei continuato a portare avanti entrambe le professioni più a lungo, ma a luglio 2017 ho fatto il grande salto

Cosa vuol dire trasformare una passione in un business?

Monetizzare è una parola brutta perché toglie la poesia a tutto, ma con la poesia non ci arrivi a fine mese. Le possibilità di trarre profitti dalla passione per la fotografia sono molteplici. Io ho iniziato facendo l’accompagnatore e la guida fotografica, una sorta di consulente esterno per i tour operator che accompagna gruppi di turisti in giro per il mondo. A ciò poi si è aggiunta la didattica, sia durante i viaggi in cui oltre a fare da guida faccio dei corsi di fotografia, sia quella in aula. Di base questo è il mio core business ma non ti nego che da quando i numeri sono iniziati a crescere, ho iniziato ad avere alcune entrate grazie alle sponsorizzazioni sui social. Infine, vendendo stampe e calendari online, e ricevendo qualcosa da YouTube, sono andato a definire la giusta “ricetta” che funziona per me. 

Ma di ricette ce ne sono molteplici! Essendo un lavoro da libero professionista è fondamentale definire il tuo core business ma anche essere elastici e in grado di diversificare il più possibile.  

Questo lockdown ti sta mettendo alla prova come imprenditore digitale? 

Assolutamente. I viaggi sono sospesi ed è quindi fondamentale in questo caso avere delle alternative. Quando riapriranno i confini il turismo sarà di nicchia, non ci sarà più il turismo di massa almeno per un bel pezzo. Io sono una realtà piccola quindi ciò mi preoccupa relativamente ma non possiamo sapere le evoluzioni di questa situazione. È per questo che sono già al lavoro per trovare delle soluzioni e l’e-commerce potrebbe diventare un nuovo mondo da esplorare!

Nel tuo libro*, parlando del tuo viaggio a Capo Nord, scrivi “non stavo cercando l’attenzione dei miei amici per una specie di glorificazione del mio ego, semplicemente morivo dalla voglia di condividere la meraviglia della mia avventura”. È sempre questa tua voglia che ti spinge a condividere i tuoi viaggi?
Creare video è un lavoro non indifferente, soprattutto perché spesso c’è la necessità di studiare il posto in cui vado in modo preciso ma lo stimolo è sempre lo stesso. Per quanto ci sia una componente di marketing indiretto, io non ho il canale solo per questo, né tantomeno per un fine monetario. La mia missione è quella di ispirare e condividere delle esperienze!

Che messaggio daresti a degli studenti?

Io credo che bisognerebbe dare un messaggio nel momento in cui si finisce il liceo per evitare di iscriversi all’università senza le idee chiare: fate bene le vostre scelte

Non focalizzatevi sul vostro percorso di studi: una delle obiezioni che spesso mi vengono fatte è “con tutto il tempo speso per fare il dentista, non ti è dispiaciuto buttare via tutto questo?”. 

Ma cosa è meglio buttare via, quello che è stato o quello che hai davanti a te, il tuo presente e il tuo futuro

Non siate vincolati, la vita al giorno d’oggi può mettervi davanti a variabili molto diverse, a cambiamenti inimmaginabili. Siate elastici e onesti con voi stessi: se il vostro lavoro vi fa schifo, cambiatelo e non aspettate chissà quale aiuto esterno. Se avete un fuoco che vi brucia dentro, lavorateci sopra, non abbiate paura di passare una notte a fare ciò che amate di più anche se il giorno dopo dovete andare in ufficio. Coltivate le vostre passioni ma soprattutto cercate la vostra missione. Non focalizzatevi solo su ciò che vi piace fare: quando ero più giovane mi piaceva fare il musicista ma non lo facevo con lo scopo di dare un valore aggiunto agli altri ma solo a me stesso. 

Quella era una passione ma non ci si deve limitare solo a questo. 

“Il lavoro nobilita l’uomo” quindi il vostro compito non è quello di essere un robot che lavora, non siamo nati per avere uno stipendio per arrivare a fine mese, il lavoro è qualcosa che serve a esprimere se stessi per il bene degli altri. Questa cosa è applicabile a qualsiasi tipo di mestiere, senza distinzione tra lavori di serie A e serie B. Se vai a fare un lavoro che non ti piace e ti fa schifo, che vita è? Il mio consiglio è: cercate quella cosa in cui siete bravi e che aggiunge un valore al mondo e, se non avete la fortuna di farla come mestiere, coltivatela senza sosta almeno come hobby. 

Chi guarda la mia storia con superficialità pensa: “Quello si è stancato di fare il dentista ed ora gira per il mondo”, come se fosse una cosa che a me prima non piaceva. 

Semplicemente mi piaceva di più quello che c’era dopo, e sono immensamente grato al mio vecchio mestiere perché mi ha dato le risorse per sviluppare qualcosa di nuovo. Ognuno ha una storia diversa e non tutti hanno questa fortuna, ma bisogna essere concentrati apprezzando una cosa che si ha in un determinato momento cercando però di fare di tutto affinché questa condizione possa migliorare. 

Non dobbiamo essere degli idealisti ma è fondamentale avere sempre fissa la concentrazione sul fatto che ciò che facciamo deve dare un valore aggiunto agli altri. 

 

*”L’anima viaggia un passo alla volta”- Edizioni Terra Santa, Stefano Tiozzo https://www.stefanotiozzo.com/ https://www.instagram.com/stefanotiozzo/
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Matteo La Rosa

Studente magistrale di ingegneria gestionale, appassionato di Street Photography e viaggi. Vivo la mia vita ascoltando musica e pensando alla mia prossima meta