Emanuele Malloru: l’imprenditore dietro lo Youtuber

Classe 1991, conosciuto sui social come Emalloru, Emanuele Malloru è uno dei personaggi e influencer più seguiti del panorama italiano. Non tutti sanno che nonostante la giovane età, dietro ad un paio di occhiali rigorosamente con la lente scura anche di notte, si nasconde un ex imprenditore che ha lasciato la sua terra in cerca di una svolta.
Nell’ultimo periodo, incuriositi dalla sua storia, abbiamo avuto il piacere di intervistarlo!

Siciliano di origine sarda, cresciuto in Sicilia per poi trasferirsi a Milano, ma chi è veramente Emanuele Malloru?

Sono un giovanissimo regista di pubblicità che ha avuto la sua casa di produzione per 5 anni e che all’inizio del 2019 ha deciso di chiuderla per lavorare come freelance. Dal 2018 vivo a Milano e attualmente sto cercando di spostare il mio lavoro su quello che è l’intrattenimento web, specialmente su YouTube e Instagram! Quello che ho deciso di fare è un volontario downgrade, perchè per quanto faccia figo dire ad un aperitivo “faccio il regista di pubblicità”, ho scoperto che a me piace molto di più fare intrattenimento in rete.
Adoro potermi esprimere e raccontare storie che il format televisivo pubblicitario non mi consente di fare.

 

Come è nata questa tua passione?

Sin da bambino sono stato attratto dal videomaking, ma venendo da una famiglia umile che all’epoca non aveva una videocamera, me la facevo prestare una volta a settimana da un amico. Dopo essermi diplomato ho lavorato per un anno e mezzo come programmatore in una software house, sviluppando una passione della quale oggi però, non ricordo quasi nulla. In quel periodo la mia evoluzione è stata molto rapida: nel momento esatto in cui ho iniziato a capire cosa fosse una azienda, ho iniziato a sentire l’esigenza di averne anch’io una. L’idea di poter lavorare con un team di persone ad un progetto che ci appassionasse, iniziava a fare breccia nella mia mente senza volersene andare via. Avevo 21 anni e non avevo un soldo in tasca ma decisi comunque di licenziarmi dalla software house e di iniziare a lavorare come freelance offrendo servizi di videomaking alle aziende. Il primo anno avrò guadagnato sì e no 5000 euro, ma fortunatamente i miei lavori iniziarono a girare e ben presto mi si presentò la necessità di avere un assistente. Grazie a delle sovvenzioni regionali assunsi due ragazzi di 28 e 29 anni, e con loro riuscii a mettere in moto una ingente produzione di video arrivando a monopolizzare tutta l’intera provincia in cui vivevo. Nel 2014 Facebook era già diffusissimo ma la maggior parte degli imprenditori non vedeva le sue potenzialità; io ero l’unico che offriva un servizio di pubblicità che invece di passare per la tv (mezzo che richiedeva grossi investimenti), veniva direttamente messo in rete.

E poi?

La svolta c’è stata quando mi venne offerto di fare una pubblicità per Sky. Pur non avendo idea di tutti i requisiti tecnici di una pubblicità televisiva, accettai senza esitare. Tutto andò benissimo e forse per la pubblicità fatta, forse per il prezzo bassissimo che avevo richiesto, iniziai una stretta collaborazione con il centro media di Milano, collaborazione durata tutto il 2017 e tutto il 2018. In due anni ho realizzato 30 spot dove io ero la casa di produzione e loro facevano da tramite con le aziende. Ovviamente da un lato ero gasatissimo perché vedevo i miei lavori sui canali più importanti, dall’altro però le aziende erano piccole e i budget sempre troppo stretti.

 

 

E perché ti sei spostato a Milano?

I motivi principali furono due. il primo per rafforzare la collaborazione con il centro media: rappresentava l’80% del mio fatturato e onde evitare problemi che mi avrebbero messo in serie difficoltà, ritenni che la mia presenza in loco avrebbe potuto aiutare a mantenere i rapporti. Il secondo invece, per cercare nuove collaborazioni. Nonostante la miriade di appuntamenti che riuscii ad ottenere, nessuno di questi andò in porto: venivo visto come un “ragazzetto del sud” che faceva sì spot graziosi, ma verso il quale nessuno mostrava interesse.

Passarono dei mesi e come nel più bello dei matrimoni, il giorno che più temevo arrivò. Per un problema di soldi il mio rapporto col centro media si ruppe in modo irreparabile e la Malloru Video andò in crisi. Iniziai ad accettare qualsiasi progetto svalutandolo nel disperato tentativo di avere delle entrate, ma dopo mesi di lavoro giorno e notte, mi resi conto di non essere più in grado di continuare. Avendo poca liquidità a causa delle continue spese, e non avendo una famiglia alle spalle in grado di coprire possibili buchi, riuscii a trovare per i miei 3 dipendenti altre sistemazioni e la casa venne chiusa.

E tu cosa hai fatto? Come hai superato un momento così?

Per una questione di sopravvivenza e non avendo più spese importanti, dovevo solo gestire quello che serviva a me per campare. Iniziai a concentrarmi sui social, cercando di creare traffico sul mio profilo. Ero particolarmente eccitato da questa possibilità e creando video da pubblicare su Instagram, mi accorsi che il mio pubblico aumentava sempre di più. Dovevo cercare un modo per monetizzare questa cosa e optai per un tipo di narrazione nuova, simile a quella che negli Stati Uniti porta ai creator numeri da capogiro. Parallelamente iniziai a girare dei video motivazionali che ad oggi hanno numeri assurdi: una sorta di spot pubblicitario che non pubblicizza un prodotto ma un argomento tramite video di 60 secondi, con immagini e un linguaggio molto aggressivo che faccia presa sui giovani. Fino a giugno 2019 il mio profilo è cresciuto in modo costante fino a 60k follower, poi un video mi ha fatto letteralmente raddoppiare i numeri arrivando all’inizio dell’estate con 120k follower. A settembre 2019 decisi di sfruttare il trend del Fridays For Future: avevo già scritto il testo e quando seppi dello sciopero globale, capì che era arrivato il momento di pubblicare il video. Passai la notte a montare e il giorno dopo lo pubblicai. Nel giro di qualche giorno il video fece 300k condivisioni e i miei follower aumentarono di altri 100k, arrivando poi dopo qualche mese agli attuali 343k.

 

E YouTube invece?

Su YouTube ho un tipo di narrazione differente, che mi fa arrivare ad un pubblico di età tra i 20 e i 40 anni. Sono video simili a docu-reality dove posso scavare all’interno delle vite dei soggetti di cui parlo: vedi Tuzzo, lui all’inizio aveva un pubblico ristretto ma ultimamente è completamente esploso sui social! Nell’ultimo vlog ho parlato della vita del mio amico pizzaiolo che, a causa del covid, è stato costretto a chiudere la sua attività. Ho speso un contenuto nel raccontare la sua storia, quella di un ragazzo normalissimo che aveva un sogno, ma che un po’ per scelte sbagliate, e un po’ per questa situazione, non è riuscito a portarlo avanti. Infatti, l’idea di base dei miei video non è quella di mettere in risalto me stesso ma gli altri. Non mi interessa raccontare la mia vita, ma credo anche che la gente abbia la necessità di ispirarsi e immedesimarsi. Io mi sono trasferito a Milano per un motivo così stupido che mi vergogno a raccontarlo: vidi un’intervista di Casey Neistat, che seguivo già da un anno, e mi ero così tanto appassionato che quando gli chiesero ”Se tu non fossi mai andato a New York, se fossi rimasto nella città in montagna dove stavi, cosa pensi che ne sarebbe stato della tua vita?”, lui rispose molto tranquillamente “Avrei continuato a lavare i piatti, semplice”.

E quindi io mi sono detto “Io vorrei per il resto della mia vita raccontare storie, creare video, fare emozionare persone, ma se rimango nella realtà di provincia più sfigata del Sud Italia, cosa dovrebbe piovermi dal cielo?”. Quindi il mio trasferimento è stato causato anche da una semplice frase detta da un tizio dall’altra parte del mondo, che però nella mia testa ha scatenato una sorta di effetto Domino, instillando una piccolissima idea che si è trasformata in qualcosa di sempre più grande. E’ per questo che credo che tutti abbiamo bisogno di ispirarci continuamente.

Tornando alla domanda, quello che sto facendo è creare una sorta di vetrina online su Instagram e su YouTube, in modo da creare un pubblico piuttosto ampio, rendendomi io stesso un canale di pubblicità per le aziende. Poi, tra 3 o 4 anni, quando tutto questo finirà, a quel punto sarò pronto a tornare un addetto ai lavori, sicuramente con una sicurezza maggiore rispetto a prima.

 

Parliamo del tuo ultimo progetto, come è nata l’idea?

Da tempo in molti mi chiedono come io monti i miei video, e già da un po’ stavo pensando di poter realizzare un corso. L’anno scorso ho conosciuto i ragazzi di Marketers e sono entrato in contatto con un tipo di business che fino ad allora mi era semi sconosciuto.

Nelle prime settimane della quarantena ho perso parecchio tempo, poi mi sono deciso: era arrivato il momento di realizzare questo progetto. Mentre facevo telefonate per capire come funzionasse un business di questo tipo, ho iniziato a scoprire che in realtà c’erano un sacco di problematiche relative a tutto l’iter, dalla privacy al dominio del sito.

Volevo che fosse una cosa realizzata da me, senza l’appoggio di nessun servizio che realizzasse corsi online, un po’ per soddisfazione personale, e un po’ per una questione economica. Ho iniziato quindi a formare un team: mi serviva un montatore e grazie ad un amico sono entrato in contatto con un ragazzino di 16 anni che la mattina seguiva le videolezioni e il pomeriggio lavorava per me, un fenomeno; i miei due amici di Ninjalitics si sono occupati di tutto il lato delle vendite, la mia commercialista per il lato legale ed una amica studentessa di giurisprudenza si è occupata di sbobinare tutto il parlato, parola per parola, al fine di realizzare l’ebook.

E’ stato un successo: nelle prime 4 ore sono rientrato di tutto l’investimento economico e nel giro di 4 giorni ne ho venduti 1000. Per pubblicizzarlo, oltre ai social, ho fatto un vlog che ho pubblicato su YouTube dove ho raccontato tutto il processo di realizzazione. Oltre al fine pubblicitario, spero sia anche un modo per ispirare gli altri a dire “Ma se ci è riuscito uno così a mettere in piedi una squadra di 6 persone e a realizzare una cosa del genere, perchè non dovrei riuscirci io?”.

Siamo arrivati alla fine di questa intervista, che messaggio lasceresti a giovani studenti universitari?

Ho sempre pensato di ragionare in maniera sbagliata, con quell’arroganza che secondo me viene bene esplicata dal detto “Il calabrone non ha la struttura alare per volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. Io ho sempre fatto le cose sapendo di non poterle o comunque di non saperle fare, o meglio: mi sono sempre lanciato nel vuoto, sia quando ho deciso di fare il corso online (dove all’inizio non avevo idea di cosa ci fosse dietro ad un processo del genere), sia quando da ragazzino autodidatta presi la folle decisione di aprire un’azienda. Non ci avevo capito assolutamente nulla ma senza usare frasi fatte, ho sempre pensato che la vita sia una giostra su cui si deve avere il coraggio di salire avendo il coraggio di rischiare. Credo infatti che sia possibile imparare solo facendo, sbagliando e migliorando. Dare un messaggio credo sia una responsabilità enorme, dipende dalle attitudini di ognuno di noi. E’ però vero che buttarsi nelle cose aiuta, farlo senza avere troppa paura delle conseguenze, e farlo pensando ad un esito positivo. Tanto, se le cose dovessero andare male, andrebbero male sia affrontandole con positività, sia con la paura. Ma con la paura si parte sempre svantaggiati.

Il tempo scorre e il rischio di non averne più per fare tutto quello a cui si è pensato e che si è sognato, è sempre molto alto.

 

 

 

 

 

 

Profilo Emanuele: https://www.instagram.com/emalloru/

Corso Online: https://www.editing-masters.com/

 

, , , ,
Matteo La Rosa

Studente magistrale di ingegneria gestionale, appassionato di Street Photography e viaggi. Vivo la mia vita ascoltando musica e pensando alla mia prossima meta

Alessandra Paoloni

Sono una studentessa di fisica e la mia grande passione è viaggiare!