L’IMPRENDITORE, O SAGGIO CONTEMPORANEO

La società economica attuale appare come un grande paradigma impossibile da sciogliere poiché conforme a strutture proprie, ancestrali e inamovibili che persistono da anni. Ne sono esempio i grandi colossi informatici oppure quelle s.p.a che da secoli decidono le sorti al delicato gioco della borsa. Eppure, sebbene ai nostri occhi Amazon, Apple o CocaCola & Co. sembrino modelli irraggiungibili, sicuramente un tempo non esistevano. Per ognuno di questi vi fu qualcuno che volle rischiare, qualcuno che decise di buttarsi, di guardare al futuro con positività. Quel qualcuno era un imprenditore, che ancora non lo sapeva.

L’indole imprenditoriale

Si potrebbe pensare che, così come per svolgere la professione forense l’avvocato necessiti di una laurea in giurisprudenza, allo stesso modo vi sia una facoltà accademica o un corso professionale specializzato che formi gli imprenditori del futuro. Eppure non è così perché l’imprenditore è l’agricoltore, ma anche il falegname, l’idraulico o lo spazzacamini, l’ingegnere o il biologo, il sarto o il ciclista. L’imprenditore è chiunque sappia fare di un’idea, di un’arte o di un progetto, un’impresa. Perciò la loro individuazione non segue logiche o modelli predefiniti, non vi sono scuole o percorsi standard da compiere per diventare tali. Ogni individuo può essere imprenditore facendo affidamento solo ed esclusivamente sulle proprie conoscenze acquisite e tenendo conto di ogni insegnamento ricevuto in passato e di ogni esperienza, non solo di carattere nozionistico bensì della vita quotidiana. Tutto ciò che riguarda la vita di Bill Gates l’ha reso un instancabile imprenditore delle proprie conoscenze informatiche prima e di ogni scienza che può contribuire al progresso poi. 

La percezione del mondo 

E’ proprio questo forse l’unico paradigma che lega le storie di tutti gli imprenditori, ovvero l’ampia e diversa visione di ciò che li circonda. Ampia perché hanno conoscenza del passato, consapevolezza del presente e sicurezza nell’affrontare il futuro. Diversa perché la percezione che ognuno ha dell’ambiente esterno spesso è influenzata da modelli manipolatori che standardizzano le interpretazioni del mondo e offuscano l’immaginazione sperimentale per cambiarlo.  Eppure le figure imprenditoriali non sono né esseri divini né geni rari. Non sono nemmeno quelle figure nominate in maniera semplicistica dalle classifiche di Forbes come esseri attaccati maniacalmente al dio denaro. Probabilmente sono solo persone sagge, non così rare, ma che provocano sempre una certa curiosità negli sguardi dei contemporanei. Non è un caso che i saggi imprenditori di oggi ci appassionino tanto quanto quelli di duemila anni fa entusiasmavano Lucio Anneo Seneca, il quale ne esaltava le figure per determinazione, ampie visioni e autocontrollo. 

Ipse dixit

Sì perché fu proprio Seneca ad esaltare i saggi del suo tempo, che si distinguevano per caratteristiche ben accostabili a quelle degli imprenditori del ventunesimo secolo, come ad esempio la capacità di non essere in balia dei proventi ma di agire solo in funzione di principi moralmente giusti e per cause nobili. Seneca ci racconta infatti nel “De constantia sapientis” che il saggio spesso vive negli agi, ma essi sono il giusto compenso per aver agito, aver rischiato ed essersi esposti mediante idee nuove in antitesi con il pensiero collettivo. Proprio il rischio si rivela uno spartiacque tra colui che crea impresa e chi invece sta a guardare. Il processo imprenditoriale è insito di incertezze e instabilità che si traducono in grandi rischi da correre. Eppure la forza di una nuova visione sta proprio nell’imperturbabilità del suo processo di realizzazione, spesso non facile, ma come disse Seneca: 

“Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari. Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte: resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda.”

Epistole a Lucilio

Mai come ora lo sguardo critico sui fatti può essere la scintilla dell’imprenditore. Guardare al futuro ora sarebbe da veri saggi in perfetto stile Seneca. E’ altresì vero che gli strumenti a nostra disposizione oggi allargano ancora di più gli orizzonti per un futuro migliore. La tecnologia riesce a dare opportunità ad idee innovative che possono davvero lasciare il segno, influenzando l’opinione pubblica, modificando la percezione dell’ambiente esterno con modelli di business più sani e magari più attenti all’ecosistema. E’ quindi il momento di rischiare, di mettere in gioco se stessi ma soprattutto la propria percezione del mondo. Perché se la teniamo chiusa in un cassetto, continueremo a vedere attorno a noi quella degli altri.
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Stefano Piovano

Sebbene studi Ingegneria Gestionale coltivo una grande passione per la cultura classica che nella mia vita coniugo con sport, arte e musica.