Chi è Elia Pellegrini: il visual artist si racconta a tutto tondo con JEToP

09 Gennaio 2021

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare un artista poliedrico: Elia Pellegrini.
Classe 1998, Elia si è avvicinato al mondo del disegno fin da bambino, per poi diventare un visual artist.

Essendo molto affascinato dallo spazio e dal surrealismo ha deciso di fondere la sua passione per la fotografia con il mondo della grafica, cimentandosi anche nella realizzazione di splendidi cortometraggi.

La sua voglia di cambiare continuamente, di sperimentare nuovi stili e di cogliere al volo ogni possibilità che gli si presenta, sembra che lo aiutino a realizzare sempre qualcosa di straordinario.

Chi è Elia Pellegrini?

Ho 22 anni compiuti da poco. Sono arrivato dove sono ora anche grazie a determinate persone della mia vita, tra le quali mi sento il dovere di nominare la mia prima ragazza. Ho sempre disegnato e fatto fotografie, fin da quando ero bambino ma lo facevo per sfogare fantasia pura e mai i miei lavori sono stati mostrati al grande pubblico. Lei mi ha spronato a pubblicarli e dopo quasi un anno di pubblicazioni costanti, una pagina molto importante ha notato le mie opere e ha pubblicato un mio post permettendomi di farmi conoscere.

Nel frattempo avevo finito il Liceo Scientifico e mi ero iscritto ad Astronomia perché mi avevano sempre affascinati la scienza e l’universo e volevo studiare i buchi neri. Pubblicavo su Instagram 4 o 5 lavori al giorno e anche qualche video finché un’agenzia di Milano mi ha chiesto se fossi interessato a lavorare per loro. Ero molto indeciso se accettare avendo da poco iniziato l’università, tuttavia mi ero reso conto che studiando Astronomia stessi sprecando la mia creatività, essendo io più portato a creare cose surreali con il computer che a risolvere equazioni.

Ho quindi deciso di cogliere questa opportunità e ne sono molto contento perché mi ha permesso di formarmi molto dal punto di vista tecnico. Ho lavorato a diversi progetti per la Coop, per Mondadori e Aperol però dopo 7, 8 mesi ho capito che la pubblicità non era il mio settore, essendo io più interessato a creare scene per film e quindi mi sono licenziato. Fortuna vuole che grazie ad una ragazza che ha pubblicato sul suo profilo delle foto che le feci io, mi ha contattato un ragazzo, Lorenzo, che mi ha chiesto di lavorare insieme a lui per un video musicale. E’ stata un’esperienza bellissima perché era la prima volta che lavoravo su un set per un video. Inoltre mi ha anche dato la possibilità di buttarmi in nuovi software e tutto era una costante evoluzione creativa. Tuttora lavoro con Lorenzo e per la sua agenzia. Abbiamo molti progetti e speriamo ne arrivino di nuovi.

Nelle tue opere sono presenti elementi collegati all’astronomia. Rappresentano un compromesso tra quello che avevi scelto di fare nella vita e quello che stai facendo attualmente?

Tuttora ho dei momenti in cui vorrei tornare a frequentare Astronomia perché leggere libri di divulgazione non è come studiare la scienza all’università. Il mio obiettivo era scoprire i segreti del tempo, studiare i buchi neri e cercare nell’universo altre forme di vita. Quel minimo compromesso sta proprio nel creare mondi che non esistono veramente. Infatti attraverso lo studio delle luci, della modellazione e delle texture sono riuscito a dare forma a dei veri pianeti surreali con creature astratte ed è questo il bello del lavoro che faccio: ci sono infinite possibilità e puoi creare cose che nella realtà non esistono.

Come ti descriveresti a parole e con un colore? Quale delle tue opere ti rappresenta maggiormente?

Ho pregi e difetti. Sono impulsivo, disordinato, anzi ho il mio ordine, quando accade qualcosa mi faccio prendere dalle emozioni e viaggio troppo con la mente. E’ un grande difetto perché spesso rimango deluso però non ne posso fare a meno. Ho tanta creatività e fantasia infatti anche se sono fermo mi vengono in mente molte idee. Imparo velocemente, sono sensibile e amo la musica. Il colore che meglio mi rappresenta è l’azzurro ciano e a volte il bianco.

Ho creato molti lavori quindi sceglierne uno è difficilissimo. Recentemente ho fatto una serie di 12 render surreali in 3d. Sono paesaggi molto rocciosi, desaturati e con soggetti anomali. Il significato è quello di una doppia realtà, il concetto di simbolo. In questa immagine ci sono due zeppelin rimodellati che rappresentano degli esploratori, infatti uno di questi ha un faro che illumina. Quest’opera mi rappresenta perchè anche io sono alla costante ricerca di qualcosa.

Cosa rappresenta la tua arte per te?

Tramite la mia arte vorrei ispirare altre persone, affinché a loro volta creino cose sempre più belle, che diano un messaggio positivo. In questo periodo sono diminuiti i contatti umani e si apprezza meno la natura dell’uomo. Nel mio piccolo e attraverso la mia arte vorrei cercare di valorizzare le potenzialità dell’uomo. Vorrei quindi stimolare gli altri a risvegliare i propri talenti, che in alcuni sono dormienti ma che tutti abbiamo. Voglio far capire alle persone che tutto è possibile, che la vita è fantastica e che va vissuta al meglio. Dovremo cercare di capire l’importanza di certi atti e di certe situazioni e sfruttarli al meglio.

Quali sono i messaggi che vuoi mandare tramite i tuoi lavori?

Il messaggio primario che voglio trasmettere, almeno a livello visivo, è l’importanza della luce. Ritengo che sia la principale fonte di vita. Ti permette di viaggiare. Anche il banale raggio di luce che entra dalla finestra verso sera e che rimbalza creando riflessi è qualcosa di stupendo e indescrivibile che puoi immortalare in foto, disegni o anche tramite la musica, che è un altro linguaggio per fotografare i momenti.

Secondo te quale aspetto ti ha permesso di raggiungere il successo che hai ora?

Sicuramente l’aver conosciuto le persone giuste e l’esser riuscito a cogliere alcune situazioni che mi hanno permesso di continuare a sperimentare. Sono partito da foto, disegni passando alla musica e ai render. Sono fortunato perchè le persone non si stancano mai di vedere qualcosa di nuovo ed è per me un’occasione per imparare nuove cose, assemblarle, mescolarle. Ad esempio adesso sono arrivato ad un punto in cui posso comporre una canzone e realizzare da solo il video.

Potrei riassumere il mio successo con Carpe Diem. Cercate di non posticipare mai le situazioni che vi si presentano davanti. Io in primis sono un grande procrastinatore, però cerco comunque di cogliere gli aspetti positivi e sfruttare quelle situazione che si possano rivelare davvero vantaggiose per il mio percorso.

Come pensi si evolverà ancora la tua carriera?

Ho degli obiettivi e delle linee portanti che seguo. Però tutto è possibile nella vita. Magari fra 2 mesi potrebbe arrivarmi un mega lavoro che mi porta a creare cose completamente diverse rispetto a quello che realizzo adesso.

In futuro vorrei fare regia perché credo che sia il miglior modo per raccontare una storia. Ho raccolto in un libro alcuni dei miei racconti. Mi piacerebbe prendere quelle storie e cercare di rendere le persone più positive, facendole viaggiare con la mente. Più che racconti sono, scene al di fuori della nostra realtà.

Ci sono stati momenti in cui hai perso la tua creatività o hai pensato di mollare?

Certo, mi sono capitati parecchi momenti in cui avevo il cosiddetto “blocco dell’artista”. Ciò che mi aiuta ad oltrepassare tale fase è la consapevolezza di quello che succede e del fatto che sia normale. Fortunatamente non mi è mai successo di smarrire la creatività per periodi troppo lunghi, spero che non succeda mai a dir la verità.

Qualche anno fa, però, ho pensato di gettare la spugna. Era il giorno del mio compleanno ed avevo un braccio ingessato in quanto mi ero lussato il gomito facendo sport. Ero lì, mi sono ritrovato a guardare fuori dalla finestra e pensavo se fosse realmente quella la strada giusta per la mia vita. In verità, volevo tornare a studiare, volevo cambiare la mia vita… Però, sono pensieri che ti frullano nella testa per un momento poi ti passa… il giorno dopo, è stato diverso, avevo capito che valesse la pena continuare e non buttare via tutte le opportunità che mi sono capitate.

Consiglieresti ad altri ragazzi di essere ambiziosi e di cercare sempre nuovi stimoli?

Certamente, io sono del parere che chiunque può fare qualsiasi cosa voglia, basta trovare il proprio equilibrio. Spesso ci lamentiamo di non avere mai abbastanza tempo. Io nel corso degli anni sono riuscito a capire che ho tempo e ciò mi consente di cimentarmi in molte attività, anche completamente diverse le une dalle altre.

Ai ragazzi della nostra età vorrei dire FATE, COSTRUITE, CREATE e SPERIMENTATE, è la vita, funziona così. Io per primo sbaglio sempre, continuo a sbagliare. Credo, però, che dagli errori commessi si abbia la possibilità di crescere e di migliorare.

Io vi consiglierei di uscire quanto più possibile dalla vostra comfort zone, perché se inizialmente qualcosa può non sembrarvi affine con il vostro background, spesso potrebbe sorprendervi. Mi è capitato di lavorare per un documentario, parlava di un’infezione sui maiali. All’inizio non mi entusiasmava molto, era molto lontano da ciò che mi piaceva fare. Contro ogni mia aspettativa si è rivelato un progetto molto interessante.

Per cui vi direi di guardare le cose attraverso nuove prospettive. I problemi sono le eccezioni della vita, più impari a risolverli più riesci a vedere la realtà sotto punti di vista differenti e ciò consente di migliorarsi continuamente.

Qual è il tuo motto di vita?

Non ho un vero motto, ma ci sono 3 parole fondamentali per me, che mi guidano in quello che faccio, ossia VITA, LUCE, TEMPO. La vita perché è la parte/cosa più preziosa che possediamo;  il tempo, sia dal punto di vista fisico che introspettivo lo trovo molto stimolante e incomprensibilmente meraviglioso. La luce, come ho già detto, ti permette di viaggiare.

Annalisa Nardulli

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Studentessa al secondo anno magistrale in Ingegneria Gestionale. Fuorisede atipica, mi definisco riservata ma molto ironica. Amante delle serie tv e dei concerti live.